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Colf e badanti fuori dal bonus mamma, per il Tribunale di Milano "è incostituzionale"

La giudice Palmisani accoglie il ricorso di una lavoratrice cingalese sostenuta da ASGI, APN e CGIL Lombardia: l'esclusione configura anche una discriminazione indiretta verso le straniere

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Il Tribunale di Milano ha depositato un'ordinanza che rimette alla Corte costituzionale la legittimità dell'articolo 6, comma 2, del decreto legge 95 del 2025 e della successiva disposizione di proroga. Il punto in discussione riguarda l'esclusione delle lavoratrici domestiche dal cosiddetto bonus mamma, beneficio riconosciuto invece a tutte le dipendenti degli altri comparti nella misura di 40 euro mensili per il 2025 e di 60 euro per il 2026. La decisione è stata assunta dalla giudice Eleonora Palmisani.


Il procedimento era stato avviato da una lavoratrice di origine cingalese insieme all'Associazione studi giuridici sull'immigrazione, ad Avvocati per niente e alla CGIL Lombardia, che hanno diffuso una nota congiunta sull'esito. Le argomentazioni presentate sono state recepite integralmente nell'ordinanza.


I due profili di illegittimità


Il primo riguarda l'articolo 3 della Costituzione, sul principio di uguaglianza, e l'articolo 31, che impone la tutela della maternità. Le necessità di protezione di una lavoratrice madre, osserva la giudice, non mutano in funzione del settore in cui è impiegata, e la distinzione risulta pertanto priva di giustificazione ragionevole.


Il secondo profilo attiene al divieto di discriminazione. Poiché la componente straniera costituisce la quota prevalente tra le lavoratrici domestiche, l'esclusione produce una discriminazione indiretta: formalmente neutra nella formulazione, nei suoi effetti colpisce in misura sproporzionata un gruppo determinato. Alle lavoratrici straniere spetta invece il medesimo trattamento riservato alle italiane, senza differenze dirette né mediate.


Le critiche al legislatore


In attesa della pronuncia della Consulta, le organizzazioni promotrici del ricorso parlano di una disattenzione non accettabile verso le condizioni del lavoro di cura. Si tratta di un comparto caratterizzato da retribuzioni medie contenute e da una forte presenza di donne straniere, già esposte alle difficoltà connesse alla condizione migratoria: un profilo che, secondo le associazioni e il sindacato, avrebbe richiesto misure di sostegno anziché un'esclusione. Da qui la sollecitazione rivolta al Parlamento perché intervenga quanto prima almeno su questa misura, ripristinando parità di trattamento tra tutte le lavoratrici madri.


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