La tradizionale Festa del Perdono del Policlinico di Milano tra storia e prospettive future. Intervista al Presidente Marco Giachetti

Articolo

Il Policlinico si apre alla città, offrendo ai cittadini ricerca, cura, bellezza, salute e innovazione sociale

Articolo di venerdì 24 marzo 2023
Protagonisti
Marco Giachetti
Autrice
Laura Bajardelli
vedi altri articoli di Laura Bajardelli

Ogni anno nel mese di marzo si celebra la Festa del Perdono, che affonda le radici nel passato glorioso del Ducato di Milano: venne istituita nel 1459 da Papa Pio II con la bollaVirgini gloriosae, con la quale concedeva l’indulgenza plenaria a coloro che avessero fatto visita alla cappella della Ca’ Granda, o Ospedale Maggiore o Policlinico di Milano, il 25 marzo, giorno dell’Annunciata, alla quale era dedicato appunto l’ospedale, la cui costruzione era iniziata nel 1456 su impulso del Duca Francesco Sforza. E questa tradizione si è mantenuta da allora fino ai giorni nostri ogni anno dispari.

Con il Presidente della Fondazione IRCCS Ca' Granda, architetto Marco Giachetti parliamo del passato, del presente e del futuro di questa importante istituzione milanese.

Presidente, quali sono i tratti distintivi della Ca’ Granda oggi, come luogo di cura e di ricerca scientifica?

In seicento anni di storia dell’Ospedale Maggiore, oggi conosciuto come Policlinico di Milano, sono cambiate tante cose nel mondo della sanità e della cura, ma lo spirito è sempre rimasto quello delle origini: cercare di curare tutti, sempre con le metodologie più avanzate e innovative. E oggi infatti il Policlinico si sta rigenerando attraverso la costruzione di un nuovo edificio monoblocco all’avanguardia architettonicamente e tecnologicamente, per permettere ai nostri operatori di fare sempre di più per la cura e la ricerca in campo bio-medico. Il nostro è un ospedale speciale: è uno dei 5 IRCCS (Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico) pubblici Lombardi, quegli ospedali dove si fa ricerca ad alto livello, consentendo quindi di applicare per primi nuove terapie e nuovi strumenti; a livello nazionale, è il primo tra quelli pubblici ed il secondo in assoluto per qualità e capacità di ricerca. È un punto di riferimento importante per la sanità lombarda e non solo, con tante eccellenze, tra le quali spiccano la ricerca per le malattie rare, i trapianti, la neurologia, la neonatologia e ostetricia ginecologia e le malattie del sangue. Vogliamo e possiamo essere i pionieri di un nuovo concetto di sanità a 360 gradi, una sanità cosiddetta “One Health”, che non cura quindi solo le acuzie ma fa anche prevenzione,fondamentale per tante malattie cardio circolatorie o respiratorie, prevenzione che si fa anche creando un ambiente migliore e producendo del cibo più sano.


Lei ha voluto ed è riuscito a valorizzare la storia dell’Ospedale Maggiore valorizzando il patrimonio immobiliare, rendendolo fruttifero anche in modo innovativo, sempre con uno sguardo alla collettività. Il nuovo ospedale è realtà, ci racconta come avete fatto a concretizzare questa grande opera?

Con il mio CdA appena insediatosi nel 2016 avevamo 2 grandi problemi: trovare una soluzione per autofinanziare il nuovo ospedale e rivitalizzare un enorme patrimonio agricolo in perdita. E anche un grande sogno: valorizzare e rendere fruibile un patrimonio culturale artistico ed archivistico immenso e molto importante. Il Policlinico aveva necessità di essere ricostruito, se ne parlava da decenni ma nulla si muoveva; ci siamo assunti quindi la responsabilità di trovare il modo migliore per reperire le risorse necessarie e per farlo abbiamo messo in gioco il consistente patrimonio immobiliare presente in città, frutto di secoli di donazioni di filantropi e benefattori. Parliamo di 1600 alloggi in 65 immobili di cui 44 “cielo terra”.Si pensi che siamo anche il più importante proprietario terriero italiano. Evidenzio che non abbiamo creato un fondo prettamente speculativo conferendo solo il patrimonio più appetibile così da recuperare le risorse strettamente necessarie alla costruzione dell’ospedale (circa 200 milioni di euro),ma abbiamo deciso di rivitalizzare tutto il patrimonio. Per farlo, tramite un bando pubblico abbiamo selezionato una società specializzata per creare un fondo di housing sociale.

Questa soluzione è stata riconosciuta e premiata come best practice dal Forum della Pubblica Amministrazione. Dato che il Fondo ha finalità sociali, è stato partecipato al 40% con l’acquisto di quote da CDP- Cassa Depositi e Prestiti e da Fondazione Cariplo, permettendoci di avere velocemente la liquidità per far partire il bando di costruzione. Importanti anche i contributi di Regione Lombardia e Ministero.

Ultimo affondo sulle finalità sociali: il nostro progetto di housing sociale e rigenerazione urbana, che consegue dalla costituzione del fondo, metterà a disposizione circa 650 alloggi ristrutturati nelle parti comuni e negli interni, in primis a favore del nostro inquilinato più debole, che si trasferirà dagli immobili in vendita (circa il 40% del totale), e di tutti quei milanesi che hanno difficoltà economiche ad approcciare il libero mercato, così caro a Milano, ma che guadagnano oltre le soglie per accedere alla ERP, Evidenzio che questo progetto crea anche un indotto importante nel settore edile.

In sintesi: il nuovo Policlinico è quasi interamente autofinanziato e così possiamo realizzare il nostro vero fine ultimo: restituire alla città quanto ci ha donato nei secoli


L’innovazione è un tratto distintivo anche della valorizzazione del patrimonio agricolo-rurale, penso per esempio al Latte della Ca’ Granda e alla filiera agro-alimentare. Che leve gestionali e quali strumenti avete adottato?

Abbiamo accennato di un grande patrimonio rurale immenso che era però in perdita. Le donazioni ricevute nei secoli lontani da parte di feudi papali e nobiliari e di ricchi proprietari terrieri poi, hanno fatto sì che ad oggi la nostra Fondazione sia proprietaria di 8.500 ettari di terreni agricoli tutti affittati e coltivati per la maggior parte a foraggio per allevamento di vacche da latte e a risicoltura. Questo patrimonio veniva donato per permettere all’ospedale di procurarsi degli utili dagli affitti, cibo e legna per sostenere pazienti e operatori, e per scaldarsi oltre che per coltivare erbe medicinali.

Con gli anni ‘70 e la riforma sanitaria, che istituiva la sanità pubblica sopprimendo gli enti ospedalieri, i finanziamenti erano destinati solo all’attività sanitaria e questo patrimonio era diventato per l’ospedale un peso da gestire. E quindi, per limitare l’impegno gestionale, si concedevano affitti trentennali a canoni bassi in cambio della manutenzione straordinaria in capo ai conduttori. E così ci siamo trovati edifici ammalorati e non manutenuti.

Per invertire questa situazione, abbiamo creato uno strumento innovativo per la gestione del patrimonio rurale, ossia la creazione di una fondazione ad hoc con uno statuto dedicato: la FONDAZIONE PATRIMONIO CA’ GRANDA. In questi primi 5 anni di attività il patrimonio è tornato in utile per quasi 6 milioni di euro di utile destinato a ricerca, e 600 mila alla umanizzazione delle cure e cultura.

La nuova fondazione ci ha permesso di assumere profili con le corrette competenze, come agronomi, property manager e tecnici, che hanno di fatto ri-allineato i canoni di affitto, recuperato in chiave innovativa le mancate manutenzioni e soprattutto, grazie alla partecipazione vincente a bandi regionali, europei e della finanza di prossimità, hanno promosso interventi di miglioramento ambientale di forestazione e creazione di reti ecologiche, nuove piantumazioni e creazioni di zone umide. Abbiamo creato anche una accademia di formazione gratuita per accompagnare i nostri conduttori verso un’agricoltura più sostenibile per il bene di tutti, senza perdita di redditività, e per creare una grande rete di esplorazione e valorizzazione turistico culturale tra le nostre cascine e gli operatori turistici culturali in una vasta area a sud di Milano tra Abbiategrasso e Lodi, questa è l’oasi Ca’ Granda. Ed è venuto naturale realizzare un marchio alimentare di qualità Ca’ Granda che produce latte, riso e yogurt in vendita presso un grande operatore della GDO e il cui ricavato va ancora una volta alla ricerca biomedica. Un vero e proprio esempio di sanità one health proprio perché credo che un ospedale importante come il nostro non debba limitarsi “solo” alla cura delle acuzie, ma anche a creare le condizioni migliori per la prevenzione contribuendo a realizzare un ambiente migliore, un cibo più sano


Altra scelta importante, ha condiviso il patrimonio storico e artistico con i cittadini, vuol raccontarci gli aspetti salienti?

Parlavamo anche di realizzare un sogno. Il nostro grande patrimonio culturale e archivistico che racconta 600 anni di storia della nostra regione e della nostra sanità 3 km lineari di documenti unici, pergamene miniate, bolle papali e imperiali, storie quotidiane di 600 anni di sanità, testamenti e corrispondenze. Un archivio storico unico che nessuno si aspetta di trovare in un ospedale, che ha sede in una architettura seicentesca, opera dell’arch. Richini, e che ospita, in perfetta continuità dall’anno di fondazione 1456, il nostro archivio amministrativo in uno spazio che in qualsiasi altro paese del mondo sarebbe una attrazione turistico culturale con la cui visita si potrebbero finanziare tanti progetti sanitari.

Dal 1600 inoltre l’ospedale realizza ritratti dei propri grandi benefattori custoditi in una quadreria con più di 1000 esemplari realizzati dai più importanti pittori milanesi e lombardi, tra questi spiccano: Pitocchetto, Hayez, Segantini, Sironi, Tadini. E questa grande grande quadreria di ritrattistica (più grande di quella della National Portrait Gallery di Londra, uno dei musei più visitati al mondo) era in cantina a prendere polvere. Ora è gestita da una sola persona, perché lo statuto e la missione dell’Ospedale rendono difficile assumere archivisti o esperti di valorizzazione museale.

Nel 2019 abbiamo deciso di restituire al godimento dei cittadini questa bellezza, ridisegnando gli spazi dei nostri uffici amministrativi al piano terreno e liberandone un’ala per ospitare un piccolo museo “ tesori della Ca’ Granda” aperta tutti i giorni grazie ai volontari del Touring Club(da lunedì a sabato dalle 10 alle 18): ospita 23 dei 100 e più ritratti dei nostri benefattori tra il 1600 e i giorni nostri, ha una sala per esposizioni temporanee degli altri dipinti e una esposizione di strumenti medicali da metà ‘800 a metà ‘900; si accede poi al meraviglioso archivio storico dove sono custoditi oltre ai documenti amministrativi, le pergamene miniate e gli atti di fondazione e del capitolo, i lasciti dei benefattori, i carteggi con i pittori e tantissimi documenti cartografici. E recentemente abbiamo aperto l’accesso alla cripta sotto la chiesa della Annunciata, dove riposano in camere sepolcrali comuni oltre 150.000 resti di milanesi morti in ospedale tra il ‘600 ed il ‘700 e nella quale abbiamo allestito una mostra che racconta come vivevano, morivano e venivano curati. Nello stesso anno abbiamo anche ripreso la tradizione dei ritratti gratulatori che si era interrotta nel 2005, e l’abbiamo fatta ripartire grazie ad un accordo con l’Accademia di Brera per ritrarre i nuovi benefattori da parte dei migliori studenti dell’ultimo anno Questa operazione di valorizzazione e conoscenza della storia della filantropia nei confronti dell’ospedale ha fatto ripartire donazioni importanti per la sanità, che ogni anno ci permettono di raccogliere circa 2,5 milioni di euro all’anno destinandoli per fare ancora di più per tutti.


Ci conceda una domanda personale: nell’archivio storico si può vedere l’atto di fondazione firmato da Francesco Sforza, valente condottiero e stimato Duca di Milano, come si sente al pensiero che anche lei è nella storia della città?

Da milanese più che la persona penso siano le opere che restano nella storia di una città e tra il Duca e me c’è ne è così da correre (sempre detto in milanese). Fin dall’inizio di questa avventura ho sempre sentito il peso della responsabilità di assumere un ruolo che è sempre stato così importante ed iconico per la nostra città di Milano, man mano che poi siamo riusciti a realizzare tutti progetti che stanno facendo re-innamorare i cittadini di questa istituzione , le preoccupazioni hanno lasciato il posto alla gratificazione e all’orgoglio per i risultati ottenuti. Una esperienza ed una sensazione bellissima che mi ha molto arricchito sia umanamente che professionalmente e per cui ringrazierò sempre chi ha creduto in me e tutti coloro che, con il loro lavoro e responsabilità, mi hanno permesso di realizzare tutto questo. Tutto questo è il Policlinico di Milano: cura ricerca innovazione, ma anche e soprattutto un grande cuore e un gruppo di persone e professionisti, dal primo all’ultimo al servizio del cittadino e del territorio.

Ringraziamo Marco Giachetti per l’ampia panoramica che ci ha offerto su questa storica istituzione al passo con i tempi e che sta sviluppando con successo tutte le dimensioni della sostenibilità: economica, sociale e ambientale.

Pagine correlate