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Allarme violenza di genere, aumentano i processi a Milano: l’89% dei condannati è uomo, boom tra i giovani

Crescono i procedimenti per violenza di genere ma diminuiscono i tempi dei processi. Roia: “La cultura patriarcale resiste tra i giovani”.

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Il Tribunale di Milano ha pubblicato il nuovo report sui reati di genere, aggiornato a settembre 2025. I dati confermano un aumento dei processi, che passano da 1.079 nel 2024 a 1.165 nel 2025, ma mostrano una maggiore rapidità nella definizione dei procedimenti.

Nei riti alternativi davanti a gip e gup, il 92% dei casi si chiude entro un anno. Nel dibattimento, il 71% termina entro tre anni e solo l’1% supera i cinque. Una riduzione essenziale per il Tribunale: processi troppo lunghi rappresentano una “vittimizzazione secondaria” e mettono a rischio la presunzione di innocenza.

Condanne, assoluzioni e reati più frequenti

Il tasso di condanna nei riti alternativi si attesta al 66%, mentre nei processi con dibattimento al 59%. L’incidenza più alta di condanne riguarda i procedimenti che cumulano atti persecutori e violenza sessuale, reati che, combinati, rafforzano il quadro probatorio grazie a elementi ulteriori rispetto alle sole dichiarazioni della vittima. Le pene più frequenti oscillano tra i 2 e i 4 anni (322 procedimenti). In totale, nel 2025 sono stati inflitti 751 anni di reclusione, il 5% in più rispetto all’anno precedente.

Chi sono imputati e vittime: l’allarme sui più giovani

L’89% dei condannati è uomo e il 62% è italiano. La fascia più rappresentata è quella tra i 31 e i 41 anni (30,4%), ma sono i giovani a preoccupare: +14% tra i 22 e i 31 anni, +10% tra i 18 e i 21 anni.

Tra le vittime, il 70% è composto da donne italiane, con un aumento delle giovanissime, mentre diminuisce il numero di minori coinvolti (296 casi). Secondo il presidente del Tribunale, Fabio Roia, il dato generazionale rivela qualcosa di più profondo: “La cultura patriarcale continua a trasmettersi. Se persiste, è perché non stiamo ancora educando al rispetto e all’uguaglianza”.

Educazione e prevenzione: “Serve un intervento strutturale”

Roia chiede interventi mirati nei percorsi scolastici e familiari: “La prevenzione passa da programmi educativi che parlino di parità e autonomia. Le ragazze denunciano un po’ di più, segno che riconoscono prima i segnali di pericolo, ma questo non basta”. Le denunce tra le donne 18-25 anni sono cresciute del 2%, un segnale positivo in un quadro ancora complesso.

Il nodo del sommerso tra le donne straniere

Il report mostra invece una forte sottodenuncia tra le cittadine straniere, soprattutto nordafricane. Le barriere linguistiche e la dipendenza economica e sociale dal partner contribuiscono a un sommerso difficile da raggiungere. Roia conferma che il Tribunale sta lavorando con le autorità consolari per facilitare i percorsi di denuncia e protezione.

Meno misure cautelari, ma il 35,5% riguarda reati di genere

Nel 2025 le misure cautelari emesse dal gip sono diminuite (1.084 contro 1.268 nel 2024), ma oltre un terzo riguarda reati di violenza di genere.

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