Carceri lombarde, nuovo suicidio di un giovane detenuto: l’allarme dell’Ordine degli psicologi
L’Ordine degli Psicologi della Lombardia denuncia la fragilità del sistema penitenziario e chiede più risorse e alternative al carcere.
Un altro suicidio scuote le carceri lombarde. Un giovanissimo detenuto con gravi fragilità psichiche si è tolto la vita all’Istituto penale di Pavia, a pochi giorni dal suo ingresso. Un dramma che, secondo l’Ordine degli Psicologi della Lombardia, evidenzia la necessità urgente di ripensare il sistema penitenziario e di garantire risposte più umane ed efficaci per i soggetti più vulnerabili.
Il momento più delicato: ingresso e isolamento in cella
Gli psicologi sottolineano come i periodi di ingresso in carcere e di avvicinamento alla scarcerazione siano tra i più a rischio per episodi di autolesionismo. A ciò si aggiunge la pericolosità delle condizioni di isolamento: la segregazione e la privazione relazionale aggravano profondamente i disturbi psichici preesistenti.
Carcere come “ultima fermata” per le fragilità sociali
Secondo l’Ordine, le carceri si sono trasformate nell’“ultima fermata” per chi vive situazioni di grave marginalità sociale, patologie psichiatriche o fallimenti migratori. Un ruolo che il sistema penitenziario non può e non deve sostenere da solo.
Il sovraffollamento, unito alla presenza crescente di detenuti con disturbi psichici e traumi multipli, e la carenza di personale educativo, sanitario e penitenziario stanno mettendo in crisi sia la tutela dei detenuti sia la sicurezza degli operatori, psicologi compresi.
La proposta: più cure e percorsi alternativi al carcere
Per Simona Silvestro, consigliera segretaria dell’Ordine e responsabile del gruppo di lavoro sulla psicologia penitenziaria, servono centri riabilitativi interni più strutturati e, soprattutto, alternative alla detenzione.
Tra le soluzioni indicate:
- programmi di cura intensiva sul territorio;
- comunità terapeutiche dedicate a chi ha diagnosi psichiatriche o dipendenze;
- percorsi di reinserimento sociale finanziati con il modello del “budget di salute”.
Un esempio positivo arriva da Milano, dove il progetto R3 – insieme per la recovery, frutto della coprogettazione tra Comune e terzo settore, sta sperimentando nuove strade per la presa in carico dei detenuti più fragili.
Psicologia penitenziaria: un lavoro di rete
Per affrontare questa emergenza, l’Ordine ha istituito un gruppo di lavoro con esperti delle ASST lombarde, professionisti del Ministero della Giustizia ed esponenti del terzo settore, in collaborazione con il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria.