CPR di Milano: al via il processo per condizioni disumane, tre imputati a giudizio
Prima udienza fissata per il 23 maggio Milano – Il prossimo 23 maggio avrà inizio il processo sulle presunte “condizioni disumane” a cui sarebbero stati sottoposti i migranti nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Milano. Lo ha stabilito il giudice per l’udienza preliminare Mattia Fiorentini. Rinviando a giudizio Alessandro Forlenza (50 anni), […]
Prima udienza fissata per il 23 maggio
Milano – Il prossimo 23 maggio avrà inizio il processo sulle presunte “condizioni disumane” a cui sarebbero stati sottoposti i migranti nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Milano. Lo ha stabilito il giudice per l’udienza preliminare Mattia Fiorentini. Rinviando a giudizio Alessandro Forlenza (50 anni), sua madre Consiglia Caruso (74 anni) e la società Martinina Srl, ex gestore della struttura. Le accuse mosse dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano, rappresentata dai PM Paolo Storari e Giovanna Cavalleri, riguardano frode nelle pubbliche forniture e turbativa d’asta.
Un sistema di gestione irregolare e prassi illecite
L’inchiesta ha portato alla luce pratiche irregolari nella gestione del CPR di via Corelli, con mancanza totale di servizi essenziali come mediazione linguistica, supporto psicologico e assistenza sociale. Nonostante fossero previsti dal contratto con la Prefettura. Secondo l’accusa, le prestazioni venivano falsamente documentate con dati manipolati e firme contraffatte. I migranti, invece, sarebbero stati trattenuti con un uso indiscriminato di benzodiazepine.
L’indagine, avviata il 1° dicembre 2023, ha avuto un momento chiave nel blitz della Guardia di Finanza, che ha portato alla perquisizione della struttura, gestita tramite un appalto da oltre 4,3 milioni di euro.
Esclusa la responsabilità civile del Ministero dell’Interno
Il giudice ha respinto la richiesta di citare in giudizio il Ministero dell’Interno come responsabile civile per eventuali risarcimenti. Le parti civili avevano avanzato la richiesta – tra cui due cittadini stranieri e diverse associazioni come Naga, BeFree, ASGI, Spazi Circolari, Le Carbet e Arci – assistite dagli avvocati Eugenio Losco, Enrico Belloli e Maria Pia Cecere. Il gup ha motivato la decisione sostenendo che non esiste una norma che colleghi direttamente l’omessa vigilanza del Viminale con le richieste di risarcimento danni.
Indagini su altri appalti in diverse Prefetture
Oltre alle irregolarità accertate a Milano, i PM contestano anche presunte anomalie in quattro gare d’appalto per la gestione di centri analoghi nelle Prefetture di Salerno, Brindisi e Taranto. Il gup aveva già respinto una richiesta di patteggiamento da parte degli imputati nelle scorse udienze.