Crack Bitcoin: 66 milioni sottratti a 18mila clienti, 2 arresti e 3 liquidazioni giudiziali a Milano
Milano – È emerso uno dei casi più significativi legati al dissesto delle criptovalute con un totale di 66 milioni di euro sottratti a circa 18 mila clienti. L’indagine, coordinata dal nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Milano e sotto la supervisione dei pm del Dipartimento I (Diritto penale dell’economia), ha […]
Milano – È emerso uno dei casi più significativi legati al dissesto delle criptovalute con un totale di 66 milioni di euro sottratti a circa 18 mila clienti. L’indagine, coordinata dal nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Milano e sotto la supervisione dei pm del Dipartimento I (Diritto penale dell’economia), ha portato a due arresti e a tre richieste di liquidazione giudiziale, con rogatorie dirette verso gli Stati Uniti e la Svizzera.
I dettagli della truffa: il crack delle criptovalute
Secondo le indagini, i reati contestati includono bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali, formazione fittizia del capitale e infedeltà patrimoniale. Il meccanismo alla base del dissesto finanziario ha visto la gestione dei fondi e dei cripto asset dei clienti mischiarsi senza alcuna segregazione con le risorse societarie, aggravando così la situazione.
Le società coinvolte sono: Digital Rock Holding Spa, Trt Srl, Onedime Srl.
Il Tribunale di Milano ha accolto le richieste di liquidazione giudiziale nei confronti di queste società, con la Deloitte designata come consulente tecnico per seguire il processo di liquidazione.
Indagini e rogatorie internazionali
Le attività investigative hanno richiesto un’operazione complessa attraverso due rogatorie internazionali negli Stati Uniti e in Svizzera. Oltre ad ordini di indagine europei in Lituania e Irlanda. Le indagini hanno evidenziato un flusso transfrontaliero di denaro legato a movimenti fraudolenti, complicando il quadro investigativo.
Criptovalute sequestrate e implicazioni per i risparmiatori
Durante le operazioni di indagine sono state sottoposte a sequestro criptovalute per un valore di circa 500.000 euro, trovate in chiavette USB. La Procura sottolinea la rilevanza pubblica di questa scoperta, in quanto offre un’importante lezione ai risparmiatori sui pericoli legati alle criptovalute. Specialmente in un contesto normativo ancora incerto e con difficoltà nel rintracciare le attività illecite.
“Questa indagine è una delle prime di rilevanza internazionale ad approfondire i meccanismi transfrontalieri delle criptovalute e la loro complessità”. Così Marcello Viola, Procuratore capo.