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Export lombardo verso gli USA: costi in aumento causa dazi, ma accordo UE-USA porta stabilità

Confcommercio MiLoMB e Aice: “Meno incertezza, ma dazi e svalutazione del dollaro rendono l’export più caro” Milano – L’intesa tra Unione Europea e Stati Uniti sui dazi commerciali rappresenta una boccata d’ossigeno sul piano della stabilità, ma non evita del tutto gli impatti negativi sull’export. Secondo Aice – Associazione Italiana Commercio Estero, aderente a Confcommercio […]

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Confcommercio MiLoMB e Aice: “Meno incertezza, ma dazi e svalutazione del dollaro rendono l’export più caro”

Milano – L’intesa tra Unione Europea e Stati Uniti sui dazi commerciali rappresenta una boccata d’ossigeno sul piano della stabilità, ma non evita del tutto gli impatti negativi sull’export. Secondo Aice – Associazione Italiana Commercio Estero, aderente a Confcommercio MiLoMB, la combinazione tra dazi fissi al 15% e il deprezzamento del dollaro (che ha perso il 13% rispetto all’euro dall’inizio dell’era Trump) comporterà un aumento significativo dei prezzi per i prodotti lombardi destinati al mercato americano.

Export in calo nel primo trimestre 2025: Milano regge, soffre Monza Brianza

Nel primo trimestre 2025, le esportazioni da Milano, Monza Brianza e Lodi verso gli USA hanno raggiunto un valore complessivo di 2,07 miliardi di euro. La Città Metropolitana di Milano ha coperto l’87% del totale, Monza Brianza il 12% e Lodi circa l’1%. Tuttavia, si registra una flessione rispetto all’ultimo trimestre 2024: -2,2% per Milano, -12% per Lodi, con un forte calo a doppia cifra (-25,1%) per Monza Brianza.

Farmaceutica e moda guidano l’export milanese

Tra le merci esportate verso gli Stati Uniti prevalgono prodotti farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (405 milioni di euro), seguiti da articoli tessili, abbigliamento e accessori (394 milioni di euro). Milano e Monza Brianza sembrano in grado di reggere l’impatto grazie all’alta specializzazione e all’elevato valore aggiunto delle merci esportate. Rischi maggiori, invece, per i prodotti moda di fascia media, più facilmente sostituibili sul mercato USA.

Export alimentare lodigiano più esposto ai dazi

La provincia di Lodi esporta soprattutto generi alimentari, bevande e tabacco (4 milioni di euro), comparti più sensibili all’aumento dei dazi. Se i nuovi dazi si aggiungessero a quelli preesistenti, l’aggravio tariffario potrebbe superare il 21% totale. Anche se gli Stati Uniti rappresentano solo lo 0,8% del totale export lodigiano, le piccole imprese locali potrebbero risentirne in modo significativo.

Nessun impatto sui prezzi da parte delle importazioni USA

La situazione è diversa sul fronte delle importazioni dagli Stati Uniti: l’assenza di dazi UE eviterà aumenti di prezzo per beni provenienti dagli USA destinati a Milano, Monza Brianza e Lodi, mantenendo inalterata la competitività interna su questi prodotti.

Garosci (Aice-Confcommercio): “Accordo necessario, ma servono certezze sui dettagli”

“Siamo soddisfatti per il clima di stabilità raggiunto con questo accordo – dichiara Riccardo Garosci, presidente Aice e vicepresidente di Confcommercio MiLoMB – che consente alle imprese di pianificare, evitando il rischio di una guerra commerciale. Con dazi oltre il 30%, il commercio con gli USA sarebbe stato pressoché azzerato.”

Garosci aggiunge: “Serve ora chiarezza. È fondamentale sapere se il dazio del 15% include quelli già esistenti. Se così non fosse, i costi per diversi prodotti – specialmente beni di consumo – potrebbero diventare insostenibili. E non possiamo trascurare la questione ancora aperta su acciaio e alluminio, soggetti a dazi fino al 50%.”

Effetti collaterali: il rischio della concorrenza da mercati terzi

Un altro effetto da monitorare è quello della cosiddetta deviazione commerciale: merci da Paesi terzi – come Cina, India, Turchia e Regno Unito – che prima puntavano agli Stati Uniti, potrebbero ora riversarsi sul mercato europeo. “Questo genererà un eccesso di offerta – conclude Garosci – e aumenterà la pressione competitiva su molte filiere italiane, soprattutto per le piccole e medie imprese esportatrici.”

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