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Categoria: ISTITUZIONI

Fine vita, Fontana: "In Lombardia abbiamo già le linee guida, ma serve una legge nazionale"

Il presidente della Regione rimanda al Consiglio la decisione sulla proposta di iniziativa popolare dell'Associazione Coscioni.

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Dopo l'approvazione della legge sul fine vita in Veneto, la domanda è arrivata anche a Milano: la Lombardia intende seguire lo stesso percorso? Attilio Fontana ha risposto ai giornalisti a margine della presentazione della finale di Eurovolley, spiegando che la Regione ha già costruito un proprio strumento. "Al di là del fatto che è necessaria una legge nazionale, noi in Lombardia abbiamo già realizzato un percorso che sostanzialmente ripercorre gli stessi principi che sono stati approvati dalla legge in Veneto", ha dichiarato il presidente.


Linee guida, non una norma regionale


La precisazione riguarda la natura dell'atto adottato in Lombardia, che non ha rango legislativo. Quello messo in campo dalla Regione, ha chiarito Fontana, "non è una legge, ma sono delle indicazioni che si sono già, oltretutto recentemente, dimostrate funzionali, efficienti ed efficaci". Un giudizio che il presidente lega alla prova dei fatti nelle prime applicazioni concrete e che serve a spiegare perché la Lombardia, per ora, non ritenga necessario un intervento in aula.


Nel merito, Fontana non abbandona la posizione sostenuta anche in passato da diverse Regioni: il tema richiede una disciplina uniforme a livello statale. La convinzione dell'utilità delle linee guida lombarde convive con la richiesta di un intervento del legislatore nazionale, che dovrebbe fissare regole valide su tutto il territorio ed evitare che il quadro si componga di soluzioni disomogenee regione per regione.


La proposta Coscioni finisce sul tavolo del Consiglio


Sul possibile approdo in aula della legge di iniziativa popolare promossa dall'Associazione Luca Coscioni, il presidente si è chiamato fuori. "Bisogna chiederlo al Consiglio, non sono io che posso dare delle indicazioni al Consiglio regionale", ha risposto, rimettendo all'assemblea di Palazzo Lombardia ogni valutazione sull'iter e sull'eventuale voto. Una posizione che lascia aperta la partita politica, con la maggioranza chiamata a pronunciarsi nel momento in cui il testo dovesse arrivare in discussione.






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