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Focolaio di tubercolosi all'Istituto di Medicina legale di Milano: otto contagi accertati, screening a tappeto in via Mangiagalli

Test su medici, tecnici e specializzandi. Sotto esame un'autopsia su un corpo con sospetta Tbc, in arrivo un esposto

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Un focolaio di tubercolosi è stato individuato all'Istituto di Medicina legale dell'Università Statale di Milano, nella sede di via Mangiagalli. Secondo quanto comunicato dall'Ats di Milano i casi accertati sono otto e riguardano persone che lavorano nella struttura. Individuati i primi casi, è scattato il piano di sanità pubblica previsto in queste situazioni. I responsabili dell'istituto e i servizi di igiene hanno avviato un programma di test esteso a medici, tecnici, specializzandi e contatti stretti, con la finalità di intercettare eventuali altri positivi e interrompere la catena di trasmissione. Nell'edificio sono state nel frattempo rafforzate le misure di prevenzione e biocontenimento.


L'ipotesi dell'autopsia sotto esame


Gli epidemiologi stanno lavorando per risalire all'origine dell'infezione. Due le piste principali: la prima riguarda un'autopsia eseguita su un corpo con sospetta tubercolosi, procedura che comporta un rischio noto di aerosolizzazione del batterio quando non vengono adottate tutte le protezioni; la seconda ipotizza invece una trasmissione avvenuta nella permanenza prolungata in uffici e laboratori condivisi. La verifica serve anche a stabilire quali procedure debbano essere modificate.


Gli specializzandi: "Protocolli disattesi"


Sul caso interviene l'Associazione liberi specializzandi, che denuncia il mancato rispetto dei protocolli di sicurezza all'interno dell'istituto e annuncia un esposto. È l'aspetto destinato a pesare di più, perché sposta il confronto dal piano sanitario a quello delle responsabilità organizzative e riguarda i medici in formazione, cioè chi in sala autoptica lavora a diretto contatto con materiale biologico potenzialmente infetto. Dall'ateneo arriva invece l'assicurazione che la vicenda è seguita con "massima attenzione": la Statale è ora chiamata a collaborare con l'autorità sanitaria nella ricostruzione della catena dei contatti e nella verifica delle procedure in vigore nei laboratori, a partire da quelle applicate durante gli esami autoptici.


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