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Fuorisalone 2025: rivendicato il danneggiamento dell’installazione Amazon da parte dei Giovani Palestinesi

Milano – Durante le celebrazioni del Fuorisalone 2025 a Milano, un’azione dimostrativa ha coinvolto l’installazione “The Amazing Plaza” di Amazon, allestita nel cortile della Facoltà di Farmacia dell’Università Statale. Il gruppo dei Giovani Palestinesi ha pubblicamente rivendicato l’atto di danneggiamento, giustificandolo come forma di protesta contro il coinvolgimento del colosso statunitense in attività ritenute complici […]

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Milano – Durante le celebrazioni del Fuorisalone 2025 a Milano, un’azione dimostrativa ha coinvolto l’installazione “The Amazing Plaza” di Amazon, allestita nel cortile della Facoltà di Farmacia dell’Università Statale. Il gruppo dei Giovani Palestinesi ha pubblicamente rivendicato l’atto di danneggiamento, giustificandolo come forma di protesta contro il coinvolgimento del colosso statunitense in attività ritenute complici dell’occupazione e delle operazioni militari in Palestina.

La denuncia: “Complicità nel genocidio e occupazione degli spazi universitari”

In una nota diffusa online, il collettivo ha spiegato le motivazioni del gesto. “Abbiamo agito per denunciare il coinvolgimento diretto di Amazon nel genocidio in corso in Palestina e per opporci all’uso strumentale degli spazi universitari a fini commerciali e propagandistici da parte di grandi aziende. Le università, invece di ascoltare le richieste degli studenti che chiedono il boicottaggio accademico di Israele e delle imprese a esso collegate, continuano a legittimare queste presenze.”

Il Progetto Nimbus e l’accusa di colonialismo digitale

La protesta si collega anche al Progetto Nimbus, un contratto da 1,2 miliardi di dollari sottoscritto nel 2021 da Amazon e Google con il governo israeliano. Secondo i Giovani Palestinesi, questo accordo fornisce tecnologie di cloud computing, riconoscimento facciale e sorveglianza avanzata utili a sostenere quella che definiscono “la macchina bellica e coloniale sionista”. Tali tecnologie, spiegano, vengono impiegate per alimentare un sistema di controllo sui territori e sulle popolazioni palestinesi.

Accuse al Fuorisalone e divieto di manifestazione in Piazza Duomo

I Giovani Palestinesi hanno inoltre criticato il ruolo della città di Milano nell’ospitare eventi come il Fuorisalone, che secondo loro promuovono un clima di “normalizzazione” mentre, contemporaneamente, viene negato il diritto a manifestare in luoghi simbolici come piazza Duomo, vietata al corteo nazionale pro-Palestina previsto per il 12 aprile. “Mentre il popolo palestinese è sotto attacco – dichiarano – l’Occidente continua nella sua routine fatta di eventi, pubblicità e aperitivi. Reprimendo ogni voce dissenziente nelle università, nelle piazze e sui media”.

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