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Categoria: ISTITUZIONI

Il candidato sindaco per Futuro Nazionale Carmelo Burgio si presenta ai milanesi: "Sicurezza il prerequisito, poi mobilità e periferie"

Prima conferenza stampa da candidato di Futuro Nazionale per il generale scelto da Vannacci: programma ancora da scrivere, critiche ad Area B e C e ai sussidi, contrarietà alla demolizione del Meazza. "Nascere qui non garantisce di governare bene".

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Sul pannello alle sue spalle campeggia un appello: "Proviamo tutti noi, insieme a Voi, a rendere Milano più vivibile, sicura, da amare. Per i nostri figli e nipoti". Carmelo Burgio, generale dei Carabinieri, si presenta per la prima volta ai giornalisti milanesi nella veste di candidato sindaco di Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci, in vista delle comunali del 2027. Il claim scelto è "Il futuro ritorna a Milano", declinato con quattro parole d'ordine di chiara matrice militare: esperienza, disciplina, onore e servizio.


L'ingresso in scena, racconta, non era programmato: "Pochi giorni prima mi è stato chiesto se fossi disposto a questa avventura. Ho notato un'attenzione che a me pare anche esagerata. Sono sempre stato abituato a lavorare un po' nell'ombra, nella discrezione, senza mai apparire troppo". Il programma, ammette, non esiste ancora, e la scelta è rivendicata: "Se avessimo già il programma significherebbe che l'abbiamo copiato o vi stiamo prendendo in giro". Arriverà nelle prossime settimane.


Il triangolo delle priorità: sicurezza, mobilità, quartieri


Il perimetro delle intenzioni, però, è già tracciato. Al primo posto la sicurezza, presentata come condizione preliminare di ogni altra politica: "La priorità per Milano è la sicurezza, dando supporto alla Questura, alla Prefettura e alle Forze dell'Ordine". Il generale precisa il ruolo che si assegnerebbe a Palazzo Marino: "Come sindaco non è compito mio fare lo sceriffo o il poliziotto, ma se ho gli agenti della polizia locale che stanno svolgendo un servizio è chiaro che ci vado, per metterci la faccia".


Segue la mobilità, letta come questione di accesso alla città per chi vive ai margini o fuori dai confini comunali, e infine il capitolo periferie: "Cercare di curare di più le periferie degradate, dare più importanza e spazio in termini di decoro urbano, di parchi, possibilmente di attività ricreative e sportive ai municipi più periferici, che mi sembra siano stati sempre un po' messi da parte a favore del centro, del salotto buono".


"Una città ricca, ma non per chi ricco non è"


Il passaggio più politico riguarda la frattura sociale che il candidato individua nel modello milanese. Milano, sostiene, "è una città molto ricca, che però non è fatta per chi ricco non è, che è molto penalizzato", e cita come esempio le zone a traffico limitato di Area C e Area B. Al capitolo welfare Burgio affianca una critica ai "sussidi agli immigrati", senza indicarne di specifici, che a suo dire "poi vengono calcolati nel reddito per accedere magari alla casa popolare": da qui l'invito a "riequilibrare la situazione con i cittadini italiani".


Il caso Ramy e la stoccata a Sala e a Gabrielli


Il bersaglio diretto è il sindaco Giuseppe Sala, per la posizione assunta sulla vicenda di Ramy, quando aveva messo in dubbio l'opportunità di un inseguimento in città da parte dei carabinieri. Burgio estende la critica anche al consigliere per la sicurezza di Palazzo Marino, l'ex capo della polizia Franco Gabrielli, con una formula tagliente: "Su queste cose due sono le soluzioni: o non ne capisci nulla ed è meglio stare zitti, o ne capisci troppo e stai cercando il favore della tua base elettorale".


la sua posizione su San Siro e l'accusa di non essere milanese


Sul fronte urbanistico, il candidato di Futuro Nazionale si dice contrario all'abbattimento dello stadio: la demolizione "comporta un sacco di spese, per smaltire tutto", e per parte sua avrebbe "puntato a una soluzione di recupero". Quanto all'obiezione che accompagna la sua candidatura, quella di non essere milanese e di conoscere poco la città, la risposta è affidata a un rovesciamento: "Con i sindaci milanesi è andato tutto bene? Essere nato a Milano non è garanzia che si governi bene".


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