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Il parco diventa un presidio sanitario: al via a Milano il primo studio italiano sulla “nature prescription”

MultiMedica e Parco Nord finanziano con 25mila euro una ricerca sugli over 60. Due italiani su tre passano meno di un’ora alla settimana a contatto con il verde

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I parchi urbani possono funzionare come strumenti di salute pubblica? E quali prove servono per inserirli stabilmente nei percorsi di prevenzione delle patologie croniche? Attorno a questi interrogativi si è svolta giovedì 15 ottobre allo Spazio Oxy.gen di Bresso la Prima Conferenza Nazionale sui Presìdi Sanitari Naturali, promossa dall’IRCCS MultiMedica e da Parco Nord Milano. Dal confronto tra ricercatori, istituzioni territoriali e studiosi di green policy è emersa una richiesta condivisa: introdurre anche in Italia, in forma strutturata, la prescrivibilità dell’esercizio fisico nei parchi urbani e nelle oasi naturali, già prassi normata in diversi Paesi.


La giornata segna un passaggio nella collaborazione avviata dalle due realtà milanesi, che hanno individuato nell’area verde a nord della città un terreno di sperimentazione per la ricerca sulla qualità della vita e per la costruzione di modelli di prevenzione replicabili altrove.


Finanziamento di 25mila euro al progetto “Green Move”


Nel corso dell’evento sono stati proclamati i vincitori del bando di ricerca istituito dai due enti per misurare l’impatto delle attività svolte nel verde sulla riduzione del rischio cardio-polmonare e metabolico. Il finanziamento da 25.000 euro è andato a Gaia Spinetti e Francesco Prattichizzo con “Green environment for metabolic and vascular prevention – Green Move”, studio della durata di dodici mesi dedicato agli over 60. La ricerca analizzerà i meccanismi attraverso cui l’esposizione al verde urbano modifica i mediatori della salute cardiometabolica, con attenzione specifica ai livelli di cortisolo e alla presenza di micro e nanoplastiche nell’organismo.


Meno rischio di demenza e stress: i benefici dello sport all'aperto


La letteratura internazionale attribuisce all’attività fisica svolta all’aperto un valore superiore rispetto allo stesso esercizio praticato al chiuso. La frequentazione regolare degli spazi verdi risulta associata a una riduzione del 40% dello stress psicofisico rispetto agli ambienti urbani, del 25% dell’incidenza di depressione e ansia e del 28% del rischio di diabete di tipo 2. Centocinquanta minuti settimanali di esercizio nella natura abbattono del 30% il rischio cardiovascolare, mentre almeno due ore e mezza di camminata nel verde alla settimana sono collegate a una diminuzione del 35-45% del rischio di demenza. Tra i meccanismi individuati figurano il miglioramento della sensibilità insulinica e dei profili glicemico e lipidico, la riduzione dell’infiammazione cronica, il potenziamento della risposta immunitaria antitumorale e benefici su memoria e neuroplasticità.


Muti: “Prescrizione strutturata per una prevenzione concreta”


Per Paola Muti, direttrice scientifica dell’IRCCS MultiMedica, le evidenze più recenti collocano la natura tra i determinanti fondamentali della salute, con un contributo alla prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche oltre che al benessere psicologico. Da qui nasce il modello di Presidio Sanitario Naturale, in cui ricerca, clinica, tutela ambientale e promozione degli stili di vita convergono. Il progetto vincitore, spiega, permetterà di validare con metodo rigoroso il ruolo degli spazi verdi come componente attiva dei percorsi di prevenzione. La distinzione che Muti marca è netta: raccomandare una passeggiata non equivale a una prescrizione strutturata, ed è quest’ultima a rendere concreta la prevenzione.


White: “Il legame con la natura come strumento complementare per la salute psicofisica”


Rita White, psicologa ambientale e presidente dell’Accademia Italiana di Biofilia, porta il dato di un’indagine condotta su circa 17mila cittadini in quindici Paesi. In media il 52% degli intervistati trascorre meno di un’ora alla settimana in ambienti naturali, percentuale che in Italia sale a due cittadini su tre. White richiama i programmi di “green prescription” già introdotti altrove, dal Canada ad altri sistemi sanitari, precisando che non sostituiscono farmaci o terapie ma funzionano come strumento complementare per la salute fisica e mentale.


Marzorati: “Accreditare le oasi naturali come presidi”


Il presidente di Parco Nord Milano, Marzio Marzorati, descrive l’area verde come un’infrastruttura sociale oltre che ambientale, capace di incidere sull’invecchiamento sano e sull’incidenza delle malattie cronico-degenerative. Alla luce del lavoro svolto con i ricercatori di MultiMedica e delle esperienze maturate all’estero, auspica un riconoscimento formale delle oasi naturali come presìdi sanitari anche nel nostro Paese.


Verso una rete nazionale


La conferenza è destinata a diventare un appuntamento annuale. A chiusura dei lavori i due enti hanno annunciato l’intenzione di costruire una rete nazionale di Presìdi Sanitari Naturali, fondata su protocolli condivisi, ricerche collaborative e modelli di prevenzione replicabili in cui il verde entri stabilmente nelle politiche sanitarie.


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