Incendio nella Rsa “Casa per Coniugi”: chiuse le indagini, si avvicina il processo
Milano – La Procura di Milano ha concluso l’inchiesta sull’incendio avvenuto nella Residenza sanitaria assistenziale “Casa per Coniugi”, nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2023, in cui persero la vita sei anziani e altre 81 persone rimasero ferite. Le indagini, coordinate dall’aggiunto Tiziana Siciliano, aprono ora la strada alla richiesta di rinvio […]
Milano – La Procura di Milano ha concluso l’inchiesta sull’incendio avvenuto nella Residenza sanitaria assistenziale “Casa per Coniugi”, nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2023, in cui persero la vita sei anziani e altre 81 persone rimasero ferite. Le indagini, coordinate dall’aggiunto Tiziana Siciliano, aprono ora la strada alla richiesta di rinvio a giudizio.
Sotto accusa vertici della cooperativa Proges e la direttrice della struttura
Tra gli indagati figurano tre dirigenti della cooperativa Proges, che gestiva la Rsa di proprietà del Comune di Milano: la presidente Michela Bolondi, la vicepresidente Francesca Corotti e il direttore generale Giancarlo Anghinolfi. È coinvolta anche Claudia Zerletti, direttrice della struttura al momento del rogo. La cooperativa stessa è imputata in base alla normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti.
Restano invece fuori dall’indagine, per decisione dei magistrati, Michele Petrelli (all’epoca direttore del settore Welfare del Comune) e Guido Gandino (responsabile delle politiche residenziali per anziani e disabili a Palazzo Marino).
Le cause del rogo e le falle nei sistemi antincendio
Secondo le ricostruzioni, le fiamme sarebbero state innescate da una sigaretta o un accendino utilizzati da un’ospite, poi deceduta. Le indagini hanno messo in luce gravi lacune nei sistemi di sicurezza: il sistema automatico di rilevazione del fumo era fuori uso da tempo, e la cooperativa aveva sopperito con una vigilanza notturna affidata a un tecnico antincendio.
Gli esperti nominati dalla Procura hanno evidenziato che, se i rilevatori fossero stati operativi, l’allarme sarebbe scattato entro un minuto e mezzo dall’inizio della combustione. Secondo la relazione tecnica, i primi quattro minuti dall’accensione dell’incendio avrebbero potuto permettere un intervento tempestivo e potenzialmente salvavita.
Possibili responsabilità per omicidio colposo e incendio colposo
Le ipotesi di reato contestate includono omicidio colposo, incendio colposo e omissione di cautele contro disastri o infortuni sul lavoro. I magistrati sottolineano che un allarme precoce avrebbe potuto fare la differenza. La telefonata d’allarme dell’anziana nella stanza da cui è partito l’incendio è arrivata sette minuti dopo l’innesco delle fiamme: un tempo ritenuto decisivo dagli investigatori per un’azione di contenimento che, purtroppo, non è avvenuta.