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Indagini sugli insulti a Liliana Segre, in 12 rischiano il processo

Milano – La Procura di Milano ha concluso le indagini relative agli insulti e alle minacce rivolte a Liliana Segre, senatrice a vita, sui social media. Dodici persone sono accusate di diffamazione e istigazione a delinquere per motivi di odio razziale. Per loro si attende la richiesta di rinvio a giudizio. L’indagine, guidata dal Pubblico […]

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Milano – La Procura di Milano ha concluso le indagini relative agli insulti e alle minacce rivolte a Liliana Segre, senatrice a vita, sui social media. Dodici persone sono accusate di diffamazione e istigazione a delinquere per motivi di odio razziale. Per loro si attende la richiesta di rinvio a giudizio. L’indagine, guidata dal Pubblico Ministero Nicola Rossato e dal Procuratore Marcello Viola, ha analizzato il flusso di messaggi carichi di odio e minacce contro la senatrice.

Richiesta di archiviazione per 17 persone, incluso chef Rubio

Parallelamente, la Procura ha chiesto l’archiviazione per 17 persone, tra cui Gabriele Rubini, noto al pubblico come chef Rubio. Il suo caso ha attirato particolare attenzione mediatica a causa di dichiarazioni pubbliche che, pur ritenute aspre e critiche, sono state interpretate come espressioni legittime di opinioni personali nell’ambito di un dibattito pubblico.

Le denunce di Liliana Segre: un segnale contro l’odio online

L’indagine prende avvio dalle 24 denunce presentate da Liliana Segre ai Carabinieri di Milano. La senatrice aveva segnalato messaggi diffamatori e antisemiti ricevuti attraverso i social, contenenti anche minacce di morte. Tra i nomi figurava quello di Rubini, che nel 2022 aveva criticato Segre accusandola di un “silenzio sistematico” sulla presunta “pulizia etnica” in Palestina da parte dello Stato di Israele.

Il caso Rubini: diritto di critica e contesto pubblico

Il PM Nicola Rossato ha valutato le affermazioni di Rubini come parte di un dibattito pubblico, legittimate dal diritto di critica. Pur essendo potenzialmente lesive della reputazione della senatrice, le dichiarazioni sono state contestualizzate come espressioni di opinioni personali e di impegno civile. Non configurando quindi reati penali.

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