Lavoro: salari bassi e boom di dimissioni nel Pubblico Impiego, oltre 6mila uscite in 18 mesi a Milano
Milano – Il pubblico impiego a Milano sta affrontando una crisi senza precedenti: tra il 2022 e il 2023, si è registrato un calo del 15% nella forza lavoro, con una riduzione di oltre 32.000 dipendenti. A peggiorare la situazione, nel periodo gennaio 2023 – giugno 2024, 6.000 lavoratori del settore pubblico hanno rassegnato le […]
Milano – Il pubblico impiego a Milano sta affrontando una crisi senza precedenti: tra il 2022 e il 2023, si è registrato un calo del 15% nella forza lavoro, con una riduzione di oltre 32.000 dipendenti. A peggiorare la situazione, nel periodo gennaio 2023 – giugno 2024, 6.000 lavoratori del settore pubblico hanno rassegnato le dimissioni, evidenziando una crescente insoddisfazione legata a salari inadeguati e alla scarsa valorizzazione professionale.
I dati, presentati oggi da Fp Cgil e Camera del Lavoro di Milano, rivelano un quadro allarmante per la pubblica amministrazione milanese e lombarda, con significative ripercussioni sul servizio sanitario (-15%), sugli enti locali (-14%) e su ministeri, magistratura e forze dell’ordine (-9,3%).
Retribuzioni insufficienti e potere d’acquisto in calo
Secondo i dati INPS, la retribuzione giornaliera media nel pubblico impiego si attesta a 125 euro nel 2023, con un aumento dell’8% rispetto al 2022. Tuttavia, l’inflazione ha eroso questo incremento, portando a una perdita netta del potere d’acquisto per i lavoratori.
La situazione peggiora ulteriormente per le donne, che rappresentano il 64% del personale pubblico ma guadagnano il 20% in meno rispetto agli uomini, a causa di una diversa distribuzione nelle qualifiche.
Disparità di retribuzione
Negli ultimi dieci anni, i redditi dei dipendenti pubblici regolati da contratti collettivi (sanità, enti locali, scuola) sono cresciuti solo del 13%, contro un aumento del 25% per categorie non contrattualizzate (magistrati, forze armate, polizia).
“La discrezionalità statale nell’aumento delle retribuzioni per alcune categorie ha creato un divario inaccettabile,” ha sottolineato Alberto Motta, Segretario Generale Fp Cgil Milano.
Dimissioni di massa: la fuga dei giovani dal Settore Pubblico
Tra i principali fattori alla base delle oltre 6.000 dimissioni registrate negli ultimi 18 mesi a Milano:
- Salari insufficienti a coprire il costo della vita in una città tra le più care d’Italia.
- Scarsa partecipazione e valorizzazione del lavoro pubblico, aggravata dalla debolezza della contrattazione collettiva.
“Non basta offrire uno stipendio: i giovani vogliono essere valorizzati, contare sul posto di lavoro e vedere riconosciuto il proprio ruolo,” ha aggiunto Motta.
Un Welfare pubblico sotto attacco
“La crisi del pubblico impiego riflette una più ampia strategia di smantellamento del welfare pubblico,” ha dichiarato Luca Stanzione, Segretario Generale della Cgil Milano.
Tra i problemi strutturali:
- Aumento del costo della vita, trainato dalla crescita esponenziale dei prezzi degli immobili.
- Riduzione delle risorse statali per il pubblico impiego, scese da 7,1 miliardi di euro nel 2022 a 6,3 miliardi nel 2023 (-11%).
Per contrastare la crisi abitativa, la Cgil ha proposto l’istituzione di un fondo pubblico per la cooperazione a proprietà indivisa, che favorisca la costruzione di abitazioni a prezzi accessibili per i lavoratori.
Verso lo sciopero del 29 novembre
Le ragioni della protesta del pubblico impiego, indetta per venerdì 29 novembre, sono chiare:
- Aumenti salariali adeguati all’inflazione.
- Maggiore valorizzazione delle competenze.
- Rilancio del welfare pubblico e della contrattazione collettiva.
“È tempo di invertire la rotta, ripensare il modello economico e costruire un sistema che garantisca dignità e diritti ai lavoratori,” ha concluso Stanzione.