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Lombardia, crollo del lavoro pubblico: -27% dipendenti negli enti locali dal 2001

Il rapporto UIL denuncia un calo del 27% dei lavoratori pubblici in Lombardia: meno servizi, stipendi fermi e organici ridotti

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Dal 2001 al 2023 gli enti pubblici lombardi hanno perso oltre un quarto del loro personale. Secondo l’analisi elaborata da UIL Lombardia e UIL Fpl Lombardia, basata sui dati ufficiali della Ragioneria Generale dello Stato, la riduzione è pari al -27,4% rispetto al 2001 e al -18,1% rispetto al 2011.
Comuni, Province, Regione e Città Metropolitana di Milano hanno visto ridurre sensibilmente gli organici, con punte critiche a Lodi (-41,2%), Pavia (-35,9%), Como (-35,7%) e Varese (-32,3%).

Servizi a rischio tra asili, scuole e sicurezza

La contrazione del personale ha avuto un impatto diretto sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini: dalla gestione dei nidi d’infanzia all’edilizia scolastica, dalla manutenzione stradale alla polizia locale, fino alle funzioni di programmazione della Regione. A peggiorare il quadro, salari cresciuti molto meno rispetto al costo della vita, con un incremento nominale del +10,8% tra il 2011 e il 2023, insufficiente a compensare l’inflazione.

UIL: “Il lavoro pubblico non è un costo, ma una risorsa”

Il segretario confederale Salvatore Monteduro lancia un monito: “Per anni il lavoro pubblico in Lombardia è stato visto come un costo da ridurre. Ma senza personale adeguato non si garantiscono servizi di qualità. Serve un cambio di passo: il lavoro pubblico deve tornare al centro come motore di coesione sociale e sviluppo territoriale”.

Monteduro sottolinea anche la necessità di retribuzioni più eque, attraverso strumenti come la contrattazione decentrata o di secondo livello.

Donne e part-time in aumento

Il rapporto UIL evidenzia inoltre come gli organici degli enti locali siano oggi composti per oltre il 60% da donne, con un ricorso crescente al part-time, spesso scelto proprio dalle lavoratrici. Una dinamica che, se da un lato favorisce la conciliazione vita-lavoro, dall’altro riduce la capacità complessiva di risposta delle amministrazioni.

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