Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n°278 dell’11/10/2017) – Organo ufficiale dell’Osservatorio Metropolitano di Milano

Lombardia, lavoratori dei trasporti e logistica in difficoltà: salari bassi, turni pesanti e incertezze sul futuro

Un settore sotto pressione: i dati dell’indagine Fit Cisl Lombardia Milano – Stipendi inadeguati, turnazioni massacranti, crescente insicurezza e timori legati all’Intelligenza Artificiale: è questa la fotografia del settore dei trasporti e della logistica in Lombardia secondo un’indagine realizzata da BiblioLavoro per Fit Cisl Lombardia. La ricerca, condotta su un campione di oltre 1.500 lavoratori […]

Di

Un settore sotto pressione: i dati dell’indagine Fit Cisl Lombardia

Milano – Stipendi inadeguati, turnazioni massacranti, crescente insicurezza e timori legati all’Intelligenza Artificiale: è questa la fotografia del settore dei trasporti e della logistica in Lombardia secondo un’indagine realizzata da BiblioLavoro per Fit Cisl Lombardia. La ricerca, condotta su un campione di oltre 1.500 lavoratori iscritti al sindacato, è stata presentata nella prima giornata del XIII Congresso dell’organizzazione a Ponte San Pietro. I risultati mettono in evidenza un forte malessere tra gli operatori del settore, con oltre la metà degli intervistati insoddisfatta della propria retribuzione e preoccupazioni crescenti legate alla qualità della vita lavorativa.

Salari fermi e costo della vita alle stelle: il 56% dei lavoratori insoddisfatto

Uno dei dati più critici emersi dallo studio riguarda il livello delle retribuzioni, giudicato insoddisfacente dal 56,2% degli intervistati, con punte del 64,7% tra il personale ferroviario e del 55,3% tra conducenti di bus e metropolitane. Il salario netto medio mensile per un lavoratore full-time si attesta intorno a 1.874 euro, una cifra considerata insufficiente soprattutto in una regione come la Lombardia, dove il costo della vita – in particolare nell’area milanese – è tra i più alti d’Italia.

Le disparità salariali emergono anche sotto altri aspetti: le donne percepiscono il 7,6% in meno rispetto agli uomini, mentre i lavoratori stranieri guadagnano l’11,1% in meno rispetto ai colleghi italiani. Un altro dato significativo riguarda il divario tra laureati e non: chi possiede un titolo universitario guadagna solo il 3,4% in più rispetto ai diplomati, segnalando una scarsa valorizzazione delle competenze.

Turni insostenibili e conciliazione vita-lavoro in crisi

Oltre il 60% degli addetti del settore lavora su turni, con ripercussioni pesanti sull’equilibrio tra vita personale e professionale. Ben il 63,6% degli intervistati si dichiara insoddisfatto della propria work-life balance, con una percentuale ancora più alta tra i turnisti, che risentono maggiormente dello stress e della fatica fisica e mentale.

Le problematiche non si fermano qui: il 60% dei turnisti mostra insoddisfazione anche per la crescita professionale, la motivazione e le opportunità di formazione. Il malessere si riflette anche nel desiderio di cambiare lavoro: solo il 14,5% degli intervistati dichiara di non avere motivi per lasciare la propria occupazione, mentre i principali fattori che potrebbero spingerli alle dimissioni sono stipendi inadeguati (50,2%), difficoltà nel conciliare vita privata e lavoro (49,2%) e il clima aziendale negativo (48,3%).

Aumento delle aggressioni e sicurezza sotto la lente

Uno dei temi più delicati emersi dalla ricerca riguarda la sicurezza sul lavoro. Sempre più lavoratori denunciano aggressioni da parte dell’utenza, un fenomeno che sta assumendo dimensioni preoccupanti e che richiede interventi urgenti. Secondo Fit Cisl, è necessario potenziare le misure di sicurezza attraverso tecnologie avanzate, come sistemi di sorveglianza intelligenti, dispositivi di allerta personale e software predittivi per prevenire situazioni di pericolo.

Intelligenza Artificiale tra opportunità e timori per l’occupazione

Un altro aspetto chiave analizzato dall’indagine riguarda l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nel settore. Quasi il 50% dei lavoratori non sa se la propria azienda utilizza già sistemi basati sull’IA, mentre tra chi è informato il 35% afferma che viene impiegata e l’8,8% sostiene che abbia già sostituito alcune mansioni precedentemente svolte da operatori umani.

Il principale timore legato all’IA è la perdita di posti di lavoro (48,4%), seguita dalla preoccupazione per l’eccessiva dipendenza dalla tecnologia e il rischio di malfunzionamenti (42,5%). Tuttavia, non mancano segnali di ottimismo: il 25,1% degli intervistati riconosce il potenziale dell’IA per migliorare la qualità del lavoro e ridurre gli errori, mentre il 23,4% vede un aumento dell’efficienza e della produttività come un’opportunità.

Possibili soluzioni

I lavoratori intervistati individuano alcune possibili soluzioni per migliorare le loro condizioni. Tra le richieste principali emergono:

  • Aumento delle retribuzioni e dei benefit (69,6%)
  • Migliore equilibrio tra vita e lavoro (55,8%)
  • Maggiori opportunità di crescita professionale (37,7%)
  • Miglioramento del welfare aziendale, con priorità a buoni pasto (72%), sanità integrativa (70,1%) e pensione complementare (50,1%)

Oltre il 93% degli intervistati sostiene la necessità di una maggiore partecipazione dei lavoratori alle decisioni aziendali, seguendo il modello proposto dalla legge di iniziativa popolare della Cisl.

Condividi questo articolo

Altre notizie