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Manifattura lombarda, produzione ai massimi storici: il fatturato cresce dell'1,4% e l'estero vale il 39,3%

I dati di Unioncamere fotografano un sistema che regge l'incertezza internazionale grazie alla domanda estera. Il nodo resta il rincaro delle materie prime, il più forte da due anni.

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Il secondo trimestre del 2026 conferma la tenuta dell'industria lombarda. La produzione manifatturiera segna un incremento contenuto rispetto ai tre mesi precedenti, pari allo 0,1%, ma il dato va letto per quello che rappresenta: un assestamento sui valori più alti mai rilevati dalla serie storica regionale. Più marcata la dinamica commerciale, con il fatturato in aumento dell'1,4% e gli ordinativi che salgono del 2,5% oltreconfine e dello 0,5% sul mercato nazionale.


Il quadro si estende al comparto artigiano, che nello stesso periodo registra una produzione in crescita dello 0,5%, un fatturato in progresso dello 0,7% e ordini interni in aumento della stessa misura. Anche per le imprese artigiane la spinta arriva soprattutto da fuori confine, con una domanda estera in rialzo dell'1,4%.


Da Brescia parte il giro dei dati nei territori


I numeri sono stati illustrati nella sede della Camera di Commercio di Brescia, alla presenza dell'assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi, del presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio, del presidente di Confindustria Lombardia Giuseppe Pasini, della vicepresidente nazionale Cna Eleonora Rigotti e del presidente camerale bresciano Roberto Saccone.


L'appuntamento inaugura una formula nuova. Nei prossimi mesi la presentazione dei dati congiunturali non resterà confinata a Milano ma si sposterà di volta in volta nelle diverse province, con l'intenzione di ancorare le statistiche regionali ai luoghi e alle filiere che le producono.


"La forza della Lombardia è nei suoi territori e nelle imprese che li rappresentano", ha osservato Guidesi. "Questi dati ci dicono che, anche in una fase internazionale complessa, il nostro sistema produttivo continua a crescere e a competere. È la dimostrazione della capacità degli imprenditori lombardi di affrontare l'incertezza investendo, innovando e aprendosi ai mercati. Da Brescia iniziamo anche un percorso itinerante per portare questi numeri nei territori e raccontare da vicino la realtà di una Lombardia che produce, esporta e crea lavoro".


Le attese delle imprese migliorano, resta debole il mercato interno


L'Osservatorio economico di Unioncamere Lombardia rileva un irrobustimento delle aspettative degli imprenditori industriali, che si muovono in sintonia con la ripresa degli ordini. I giudizi su produzione, fatturato, domanda estera e occupazione si collocano tutti in territorio positivo.


Diverso il discorso per il mercato nazionale, dove l'inversione di tendenza non è ancora arrivata. Il saldo resta negativo, ma si assottiglia in modo netto: dal meno 9,5% al meno 2,5%. Segnali di recupero del clima di fiducia emergono anche tra gli artigiani, con un ridimensionamento progressivo dei saldi in rosso su tutti gli indicatori.


L'industria  lombarda accelera e l'estero vale quasi il 40% del fatturato


Il confronto con dodici mesi prima restituisce un'immagine più nitida. La produzione manifatturiera avanza del 2,1% nell'industria e del 2% nell'artigianato, mentre il fatturato sale rispettivamente del 4,4% e del 2,5%. Il dato che meglio sintetizza la vocazione del sistema riguarda la proiezione internazionale: la quota di fatturato industriale realizzata all'estero raggiunge il 39,3%, ai vertici della serie storica. Sul fronte interno, gli ordinativi tendenziali crescono del 2,8% nell'industria e dell'1,1% nell'artigianato.


Per Auricchio la lettura va oltre il singolo trimestre. "La manifattura lombarda continua a crescere non perché siano venuti meno i fattori di incertezza, ma perché negli ultimi anni ha rafforzato la propria capacità di competere", ha spiegato il presidente di Unioncamere Lombardia. "È un risultato che nasce dalla qualità delle imprese, dalla forza delle filiere e dalla loro apertura ai mercati internazionali. Le aspettative in miglioramento confermano che esistono le condizioni per guardare ai prossimi mesi con maggiore fiducia, senza però abbassare l'attenzione sulle criticità che continuano a caratterizzare lo scenario internazionale".


Il rincaro delle materie prime è il fattore di rischio più serio


Accanto ai segni positivi si apre un capitolo di segno opposto. Rispetto al trimestre precedente i prezzi delle materie prime salgono del 4,5% nell'industria e del 6,4% nell'artigianato: si tratta degli aumenti congiunturali più pesanti registrati negli ultimi due anni, destinati a incidere sui margini nei mesi a venire.


Occupazione stabile e ricorso limitato agli ammortizzatori


Il mercato del lavoro non mostra tensioni. Nell'industria gli ingressi superano le uscite e il saldo occupazionale si attesta a più 0,3%, mentre nell'artigianato entrate e uscite si equivalgono. Contenuto anche il ricorso alla Cassa integrazione: nell'industria l'ha utilizzata il 10,2% delle imprese, con un'incidenza scesa allo 0,9% del monte ore; nell'artigianato la percentuale si ferma al 5,9% delle aziende e allo 0,6% del monte ore.


Chi corre e chi arretra tra i 13 comparti


La diversificazione del tessuto produttivo emerge dal dettaglio settoriale. Nell'industria solo tre comparti su tredici arretrano su base annua: siderurgia, in calo dello 0,5%, legno-mobilio a meno 0,9% e abbigliamento a meno 2,9%. In testa figurano i mezzi di trasporto con un più 5,5%, seguiti da pelli-calzature (+3,3%), chimica (+3,0%), alimentare (+2,8%), carta-stampa (+2,7%) e meccanica (+2,4%).


Anche nell'artigianato prevalgono i segni positivi, con i minerali non metalliferi in aumento del 6,7% e il tessile del 5,6%. Sopra la media si collocano legno-mobilio (+2,8%), gomma-plastica (+2,7%) e meccanica (+2,1%). Unico comparto in arretramento la siderurgia, a meno 6,3%.


Confindustria e Cna chiedono politiche industriali strutturali


Dal mondo associativo arriva un richiamo alla cautela. "Con la produzione industriale piatta a tenere a galla le imprese lombarde nel secondo semestre sono export (+2,5% congiunturale) e fatturato (+1,4%), con quest'ultimo influenzato dall'aumento dei costi", ha dichiarato Pasini. "Caro materie prime (+11,5% sul 2025), il perdurare del conflitto in Medio Oriente e l'irrisolto nodo energetico tengono le imprese lombarde sotto pressione e nell'incertezza. Mentre assistiamo alla fine del Pnrr e a una nuova stretta del credito bancario verso le imprese, né a livello nazionale né comunitario emergono proposte di politica industriale serie e strutturali". Il presidente di Confindustria Lombardia ha annunciato che il tema sarà al centro del World Manufacturing Forum in programma a Milano il 22 e 23 ottobre.


Sulla stessa linea la lettura del comparto artigiano affidata a Bozzini, presidente di Cna Lombardia: "La resilienza dell'artigianato ispira fiducia ma non possiamo abusarne. Servono politiche a supporto degli investimenti nella transizione digitale ed ecologica e serve soprattutto fluidità nell'accesso al credito. La situazione complessiva rivela tendenze ancora positive ma non c'è nulla di scontato in un quadro geopolitico ancora caratterizzato da una forte instabilità. Pesa, tanto, il costo delle materie prime".


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