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Milano: 8 anni di stalking e violenze, la drammatica testimonianza di una vittima in tribunale

Milano – “Non vivevo più. Uscivo con i bambini solo sotto la ‘scorta’ di un familiare, sempre accompagnata da qualcuno. Ho dovuto cambiare lavoro, trasferendomi in un impiego lontano da casa, dopo un mese di malattia che aveva creato problemi alla mia azienda”. Sono queste le parole pronunciate in aula da una 43enne milanese, durante […]

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Milano – “Non vivevo più. Uscivo con i bambini solo sotto la ‘scorta’ di un familiare, sempre accompagnata da qualcuno. Ho dovuto cambiare lavoro, trasferendomi in un impiego lontano da casa, dopo un mese di malattia che aveva creato problemi alla mia azienda”. Sono queste le parole pronunciate in aula da una 43enne milanese, durante la prima udienza del processo che vede imputato il suo ex compagno, accusato di maltrattamenti in famiglia e stalking. L’uomo, 36enne, è attualmente detenuto e si è presentato in aula per ascoltare la drammatica ricostruzione degli otto anni di abusi, iniziati nel 2016 e culminati nell’estate 2024.

Un rapporto turbolento degenerato in violenza

La relazione tra i due è stata descritta come turbolenta sin dall’inizio. Dopo una breve fase iniziale serena, l’uomo avrebbe mostrato un carattere violento e ossessionato dalla gelosia, alimentata da accuse infondate di tradimento. La situazione si aggravava con l’uso di droghe, che sfociava in episodi di violenza. Nonostante le promesse di cambiare e intraprendere percorsi di disintossicazione per il bene dei figli, l’uomo non è mai riuscito a mantenere i suoi propositi, trascinando la relazione in una escalation di violenza fisica e psicologica.

Le aggressioni fisiche e il terrore quotidiano

Uno degli episodi più gravi è avvenuto tra il 5 e il 6 luglio 2024, quando, rientrato a casa sotto effetto di sostanze stupefacenti, l’uomo ha minacciato la compagna con un coltello davanti ai figli, urlando: “Io questo lo uccido e poi uccido te”. In un’altra occasione, la donna è stata aggredita nell’androne del palazzo, dove il suo ex l’ha presa per i capelli e le ha sbattuto la testa contro la porta dell’ascensore. Solo l’intervento della portinaia ha evitato conseguenze ancora peggiori, spingendo la vittima a sporgere denuncia.

Stalking e minacce incessanti: “Una mina inesplosa”

Dopo la denuncia, l’uomo ha intensificato i pedinamenti, gli insulti e le minacce, rendendo impossibile la vita della donna. Tra le frasi pronunciate, una in particolare rimane impressa: “Prega che non venga a sapere niente, altrimenti ti uccido”. La spirale di violenza si è interrotta solo con l’arresto dell’uomo, avvenuto nell’agosto 2024, su richiesta della Procura.

Richiesta di attenuazione della misura cautelare

Durante l’udienza, la difesa ha chiesto che la misura di custodia cautelare in carcere venga sostituita con i domiciliari presso l’abitazione della madre, con l’applicazione del braccialetto elettronico. Tuttavia, la gravità delle accuse e la pericolosità dell’uomo, definito dal Gip come “una mina inesplosa”, rendono incerto il futuro della decisione.

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