Milano guida l’export italiano verso gli USA, ma i dazi minacciano 12 miliardi di euro
Milano – La città metropolitana di Milano si conferma leader nazionale nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, ma proprio questo primato potrebbe renderla tra le realtà più penalizzate dall’introduzione o dall’inasprimento dei dazi statunitensi. Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, l’impatto di queste misure protezionistiche potrebbe arrivare a costare fino a 12 […]
Milano – La città metropolitana di Milano si conferma leader nazionale nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, ma proprio questo primato potrebbe renderla tra le realtà più penalizzate dall’introduzione o dall’inasprimento dei dazi statunitensi. Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, l’impatto di queste misure protezionistiche potrebbe arrivare a costare fino a 12 miliardi di euro al sistema economico italiano, con Milano in prima linea tra i territori più esposti.
Export milanese: 6,35 miliardi di vendite verso gli USA
Nel 2024 Milano ha esportato verso gli Stati Uniti merci per un valore di 6,35 miliardi di euro, confermandosi la provincia italiana con il volume più elevato di export oltreoceano. Seguono Firenze, Modena, Bologna e Torino. Insieme, queste cinque province coprono quasi un terzo dell’intero export italiano verso gli USA, che ammonta a 64,7 miliardi di euro su base annua.
Se i dazi salgono al 20%, rischio danni da miliardi
Gli attuali dazi imposti dall’Amministrazione americana potrebbero costare all’Italia circa 3,5 miliardi di euro in mancate esportazioni. Tuttavia, se le tariffe doganali venissero innalzate fino al 20%, le perdite potrebbero quadruplicarsi, arrivando a 12 miliardi di euro, con gravi ripercussioni proprio sulle province più votate all’export come Milano. Le stime sono basate su elaborazioni precedenti dell’OCSE e non includono ulteriori impatti legati a possibili nuove restrizioni settoriali.
Settori a rischio: farmaceutico, automotive e macchinari
A essere maggiormente esposti sono i comparti che costituiscono la spina dorsale dell’export milanese: chimica e farmaceutica, veicoli, macchinari industriali e nautica. Questi quattro settori rappresentano oltre il 40% delle esportazioni italiane verso gli USA, e molti dei principali attori hanno sede proprio nell’area metropolitana di Milano.
Made in Italy resiliente? Sì, ma non immune
Secondo la Banca d’Italia, gran parte delle esportazioni italiane negli Stati Uniti riguarda prodotti di qualità medio-alta e alta, destinati a consumatori con forte capacità di spesa. Questo fattore potrebbe attutire gli effetti di un aumento dei prezzi dovuto ai dazi. Tuttavia, le imprese dovranno probabilmente ridurre i propri margini di profitto per mantenere competitività. Il margine operativo medio è del 10%, mentre la quota delle vendite USA sul totale fatturato si attesta al 5,5%, rendendo le imprese italiane moderatamente esposte al mercato americano.
Milano meno vulnerabile grazie alla diversificazione
Tra tutte le regioni italiane, la Lombardia – e Milano in particolare – si distingue per un’elevata diversificazione del proprio export, con un indice del 43%. Questo significa che le esportazioni sono distribuite tra numerosi comparti produttivi, riducendo la vulnerabilità a shock settoriali. Un elemento che pone Milano in una posizione relativamente solida, soprattutto se confrontata con alcune regioni del Sud Italia dove la dipendenza da pochi settori è elevata.
L’allarme della CGIA: servono strategie per evitare la chiusura dei mercati
Gli esperti della CGIA avvertono che, se le politiche protezionistiche statunitensi dovessero estendersi ad altri settori, si rischierebbe una vera e propria crisi del commercio globale, con effetti a cascata sui mercati finanziari e sulle esportazioni italiane. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha recentemente sottolineato che il rischio più grave è quello geopolitico: “Il commercio dovrebbe essere un ponte di dialogo, non una fonte di divisione e instabilità”.