Milano: Sala propone un bonus contro il caro vita, Landini frena ma respinge le gabbie salariali
Un sostegno economico per i lavoratori urbani Milano – Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha rilanciato la proposta di un bonus economico mirato a sostenere i lavoratori delle grandi città, in particolare quelli colpiti dall’elevato costo della vita, primo fra tutti l’aumento degli affitti. L’idea è emersa durante un confronto pubblico con il segretario […]
Un sostegno economico per i lavoratori urbani
Milano – Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha rilanciato la proposta di un bonus economico mirato a sostenere i lavoratori delle grandi città, in particolare quelli colpiti dall’elevato costo della vita, primo fra tutti l’aumento degli affitti. L’idea è emersa durante un confronto pubblico con il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in occasione della festa organizzata dal sindacato milanese.
Sala: “Serve un aiuto concreto, non sono gabbie salariali”
Nel suo intervento, Sala ha chiarito di non voler proporre gabbie salariali, ma strumenti flessibili che tengano conto delle profonde differenze territoriali, soprattutto nel settore abitativo. “Chi vive e lavora a Milano – ha dichiarato il sindaco – si scontra con un costo dell’abitare ormai fuori controllo. Occorre pensare a misure compensative, come un bonus, per garantire equità e sostenibilità”.
Landini: “I bonus non risolvono, serve aumentare i salari”
Deciso il no del segretario della Cgil. Landini ha respinto la proposta, ribadendo che “di bonus si muore”. La priorità, ha spiegato, è rafforzare la contrattazione collettiva nazionale per garantire aumenti salariali stabili e strutturali. “Un lavoratore deve percepire lo stesso stipendio a parità di mansione, ovunque si trovi”, ha affermato, criticando ogni forma di differenziazione locale.
Il dibattito sul salario minimo milanese
La questione del costo della vita nelle metropoli era già stata sollevata nelle scorse settimane dall’europarlamentare Pierfrancesco Maran, che aveva proposto una “contrattazione locale” o un “salario minimo per Milano”. Anche in quel caso i sindacati avevano espresso contrarietà, ritenendo la proposta un ritorno mascherato alle gabbie salariali, sistema superato e giudicato iniquo.