Oltre 300 aziende italiane lavorano ancora con Mosca: a Milano il confronto tra imprenditori e il vicepremier Salvini
L'incontro nasce da un impegno preso a luglio con l'assemblea di Gim Unimpresa a Mosca. Sul tavolo le ricadute del conflitto sulle attività produttive e l'ipotesi di sospendere i visti verso l'Europa.
Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha ricevuto lunedì 14 settembre a Milano una delegazione di imprenditori italiani attivi sul mercato russo. L'incontro è stato organizzato da Gim Unimpresa, l'associazione degli imprenditori italiani in Russia, ed è stato accompagnato dal suo presidente Vittorio Torrembini. L'appuntamento dà seguito a un impegno assunto due mesi fa. A luglio Salvini era intervenuto in videocollegamento all'assemblea dell'associazione a Mosca, seguita da centocinquanta imprenditori, e in quell'occasione aveva promesso un confronto di persona per raccogliere direttamente le istanze del settore.
Trecento imprese e un interscambio ridotto a un quarto
I numeri restituiscono la dimensione del problema. Sono ancora oltre trecento le aziende italiane che intrattengono rapporti commerciali con la Russia, per un volume di scambi stimato attorno agli otto miliardi di euro. Il confronto con il passato misura l'entità della contrazione: nel 2013 l'interscambio tra i due Paesi valeva trenta miliardi. In poco più di un decennio, tra le conseguenze del conflitto e il regime restrittivo che ne è seguito, il valore si è ridotto a poco più di un quarto.
Le richieste degli imprenditori al governo
Il tavolo è stato convocato per ascoltare le difficoltà operative che centinaia di realtà produttive affrontano da tre anni e mezzo. Salvini ha ribadito l'auspicio di una conclusione rapida delle ostilità e di una ripresa del dialogo diretto tra Kiev e Mosca, assicurando impegno nella tutela delle imprese nazionali e dell'occupazione che ne dipende, in nome dell'interesse nazionale.
Il nodo dei visti turistici: "Una misura punitiva verso chi non ha responsabilità"
Un capitolo specifico ha riguardato l'ipotesi, avanzata da alcune capitali europee, di sospendere il rilascio dei visti turistici ai cittadini russi diretti in Italia e nell'Unione. Più di un imprenditore intervenuto ha contestato quella prospettiva su due fronti. Il primo riguarda i destinatari della misura, che colpirebbe persone estranee alle decisioni politiche e militari. Il secondo tocca il versante economico italiano: la componente russa del turismo di fascia alta incide in modo rilevante su alcuni comparti, e la chiusura dei flussi produrrebbe un danno aggiuntivo per settori già penalizzati dalla contrazione dei traffici commerciali.