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Omicidio a Sesto San Giovanni: festini, video hot e il triangolo letale dietro il delitto di Hayati Aroyo

Hayati Aroyo ucciso a Sesto San Giovanni: video intimo, festini e legami pericolosi dietro il delitto che ha sconvolto la città

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Il 62enne Hayati Aroyo, parente di un boss della mafia turca, è stato trovato morto il 23 luglio nel suo appartamento di via Fogagnolo a Sesto San Giovanni, carbonizzato. La vicenda, subito sotto i riflettori, ha coinvolto tre persone arrestate: Valentina Peroni, suo marito Emanuele Paganini e il coinquilino Elvis Simoni.

Valentina Peroni: il ruolo centrale della donna

La 36enne Valentina Peroni è accusata di aver aperto la porta al complice e di aver orchestrato l’inganno che ha portato all’omicidio. Con precedenti per truffa, la donna avrebbe avuto una relazione con Aroyo legata a droga, denaro e festini. Il movente principale, secondo gli investigatori, sarebbe un video intimo girato durante le serate organizzate dal 62enne, che Peroni temeva potesse essere diffuso.

Emanuele Paganini: il marito complice

Il 38enne Emanuele Paganini, marito di Peroni, avrebbe fatto da palo durante il delitto, restando in auto e coordinandosi con la moglie e Simoni. Anche lui ha precedenti per truffe e secondo le indagini ha avuto un ruolo di copertura, pronto a gestire la fuga dopo l’omicidio.

Elvis Simoni: l’esecutore materiale

L’omicidio sarebbe stato compiuto da Elvis Simoni, 33 anni, coinquilino della coppia e legato sentimentalmente a Peroni. Simoni avrebbe colpito Aroyo con circa 30 coltellate, trascinato il corpo in camera da letto, cospargendolo di candeggina e poi dando fuoco all’appartamento. Il legame affettivo con Peroni e la paura che il video “hot” fosse diffuso sarebbero stati il vero motore della violenza.

Le indagini e l’arresto dei tre sospetti

Dopo il delitto, i tre hanno cercato di eliminare le prove portando via carte di credito, denaro e dispositivi elettronici. Proprio l’uso delle card rubate, ripreso dalle telecamere di una sala slot, ha permesso agli investigatori di identificarli. Tabulati telefonici e intercettazioni hanno poi ricostruito i movimenti dei sospetti, portando al loro arresto e al trasferimento in carcere.

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