Piano del Verde, il Distretto Agricolo Milanese rivendica 14 anni di collaborazione già firmata
Il presidente Albini contesta l'assenza del DAM nel documento di Palazzo Marino e chiede un dialogo reale tra l'assessorato al Verde e quello all'Agricoltura
Il Distretto Agricolo Milanese ha analizzato con attenzione il Piano del Verde e del Paesaggio presentato dall'assessora Elena Grandi a Palazzo Marino, arrivando a una conclusione netta: il documento immagina per il futuro una collaborazione con il mondo agricolo che il Comune ha già scritto, firmato e messo in pratica da quattordici anni. A sintetizzare la posizione dell'associazione è il presidente Daniele Albini: "Il Piano del Verde ci auspica 'disponibili' a collaborare: lo siamo dal 2012, con il Protocollo firmato a Nosedo. Quattordici anni di applicazione che, evidentemente, erano passati inosservati. Non serve convincere chi lavora la terra, serve far parlare tra loro l'Assessorato al Verde e quello all'Agricoltura. Uno ci chiede di pianificare il paesaggio dei prossimi trent'anni; l'altro ci concede le cascine per la metà del tempo, senza rinnovo".
Il Protocollo di Nosedo, un accordo operativo dal 2012
Il riferimento riguarda il Protocollo per lo sviluppo del sistema rurale milanese, sottoscritto a Nosedo il 3 maggio 2012 tra Comune e DAM, un atto che secondo l'associazione ha già reso concreto ciò che il nuovo Piano si limita oggi ad auspicare. Grazie a quell'intesa, unita alle compensazioni ambientali legate a Expo 2015, sono tornate attive le marcite e i fontanili di Muggiano e del Ticinello, insieme ai filari e al paesaggio che le aziende del Distretto continuano a curare a Baggio, Barona e Gratosoglio. Non si tratta, sottolinea il DAM, di progetti da mettere ancora in agenda, ma di campi, alberi e fontanili visitabili concretamente.
Un'assenza che pesa tra le righe del nuovo documento
Nonostante questo percorso, il Distretto Agricolo Milanese non compare in nessuna pagina del Piano del Verde. Un'omissione che l'associazione definisce quantomeno singolare, considerando il ruolo avuto nella costruzione, filare dopo filare e marcita dopo marcita, del modello di agricoltura periurbana della città.
Non una rivendicazione di orgoglio, ma una richiesta di chiarezza
Il DAM precisa di non voler entrare in polemica con i Parchi Agricolo Sud e Nord Milano, indicati nel Piano come i soggetti "maggiormente titolati" a rappresentare il settore. La questione, spiega l'associazione, riguarda piuttosto la sua stessa natura: il Distretto non nasce da un decreto né da un'iniziativa di comunicazione istituzionale, ma dalla scelta autonoma degli agricoltori milanesi di unirsi per difendere le ragioni agricole e ambientali che il nuovo Piano oggi presenta come una scoperta recente. Un'entità che, ribadisce il DAM, rappresenta chi vive nelle cascine, programma le semine e conosce il territorio meglio di chi ne scrive il futuro sulla carta.
Il nodo sulle tempistiche: piani trentennali e affitti senza rinnovo
Il nodo più critico riguarda la coerenza tra gli strumenti amministrativi. Il Piano del Verde chiede alle imprese agricole un impegno pluriennale su biodiversità e paesaggio, con un orizzonte di venti o trent'anni. Nello stesso periodo, però, l'assessorato all'Agricoltura ha fissato a quindici anni, senza clausole di rinnovo, i contratti di affitto sui terreni comunali, eliminando anche lo scomputo dei canoni per la manutenzione straordinaria delle cascine. Per il DAM, chiedere alle aziende di progettare il paesaggio di domani senza garantire loro la certezza della terra su cui lavorano oggi equivale a immaginare la costruzione del Duomo di Milano sapendo già che, tra quindici anni, qualcuno potrebbe fermare il cantiere.
La richiesta finale: far dialogare gli assessorati
Il Distretto Agricolo Milanese chiede un solo intervento concreto: un coordinamento reale e immediato tra l'assessorato al Verde e quello con delega all'Agricoltura, perché l'amministrazione comunale non può procedere a due velocità diverse sullo stesso tema. La disponibilità tecnica e istituzionale dell'associazione, ribadisce Albini, resta quella di sempre, piena e mai venuta meno. L'unica richiesta rivolta a Palazzo Marino è che, prima di tracciare un nuovo piano sull'agricoltura, si tengano in considerazione gli impegni già sottoscritti in precedenza, in un'ottica di visione complessiva che non ignori gli atti ufficiali già firmati.