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Milano da comprare: prodotti iconici (e un po’ strambi) che trovi solo qui

Dai profumi alla moda, dai dolci ai design da collezione: oggetti che raccontano una città attraverso la sua creatività e il suo modo di comunicarsi. C’è qualcosa che succede solo a Milano: entrare in un negozio per curiosare ed uscirne con un oggetto che – senza volerlo – racconta la città. Non un souvenir classico, […]

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Dai profumi alla moda, dai dolci ai design da collezione: oggetti che raccontano una città attraverso la sua creatività e il suo modo di comunicarsi.

C’è qualcosa che succede solo a Milano: entrare in un negozio per curiosare ed uscirne con un oggetto che – senza volerlo – racconta la città. Non un souvenir classico, non una cartolina, ma un prodotto che è insieme esperienza, racconto e stile. A volte ha una storia centenaria, altre è nato in una bottega pochi mesi fa. A volte è un dolce, altre un profumo, un taccuino, una t-shirt. Ma ha sempre una cosa in comune: parla milanese.

Basta farsi un giro tra profumerie d’autore e concept store per accorgersene. Da Campomarzio70 a 10 Corso Como, passando per le fragranze su misura di LabSolue, la profumeria artistica ha trovato a Milano il suo lessico più colto: packaging raffinato, storie sensoriali, materiali inediti. Ogni boccetta racconta un quartiere, un ricordo, una stagione della città. Alcuni marchi – come Miller HarrisMeo Fusciuni o Maria Candida Gentile – sono diventati cult proprio grazie alle vetrine milanesi.

Poi ci sono le boutique del panettone estivo. Già, perché a Milano il panettone si mangia anche con 30 gradi, ripensato con gelato, frutta tropicale o cioccolato. Da Peck a T’a Milano, fino agli esperimenti di Pavé e Vergani, la narrazione del “dolce delle feste” si è ribaltata: da simbolo del Natale a comfort food prêt-à-porter, reinterpretato per un pubblico giovane e internazionale. E tutto, ovviamente, con una comunicazione impeccabile fatta di scatole limited edition, claim ironici e vetrine fotograficabili.

Lo stesso succede con le piccole serie di oggetti da collezione: i taccuini di Write Sketch &, le carte da gioco d’artista di Mutty, le penne disegnate da designer emergenti in mostra al Salone Satellite. Milano è piena di shop che sembrano gallerie, e gallerie che diventano shop. E ogni oggetto è curato come fosse un messaggio, tra grafiche rétro, lettering curatissimi e materiali sostenibili.

Anche il mondo del museo-shop ha fatto passi da gigante: oggi il merchandising di luoghi come la Triennale, il Mudec o il Museo del Novecento è pensato non come “ricordo”, ma come estensione del brand culturale. Dai poster d’autore agli accessori firmati, ogni pezzo è una mini-narrazione visiva. È comunicazione che si compra.

E poi ci sono i prodotti inaspettati, quelli che fanno sorridere: le t-shirt ironiche su Milano (da “Me ne vado a Pioltello” a “Tuta è Milano”), i porta-aperitivo da passeggio, le candele con fragranze “Navigli alle 18:30” o “Sciura Mood”. Spesso partono da una microproduzione, girano su Instagram, finiscono su una bancarella a East Market, e poi esplodono. Anche questo è comunicazione contemporanea.

Milano, con la sua estetica mai neutra, il suo tono di voce tagliente e il suo amore per l’oggetto bello (e ben pensato), è la città perfetta per dar forma ai prodotti che raccontano un’identità. E che la vendono con garbo, ironia e un pizzico di mistero.

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