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Salari insostenibili nel sociale: il CNCA Lombardia lancia l’allarme

Milano – La crisi salariale colpisce duramente il settore sociale e dell’inclusione in Italia. Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), i salari italiani hanno subito un calo dell’8,7% dal 2008, e il mondo delle professioni di cura ne sta pagando le conseguenze più gravi. Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) Lombardia denuncia […]

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Milano – La crisi salariale colpisce duramente il settore sociale e dell’inclusione in Italia. Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), i salari italiani hanno subito un calo dell’8,7% dal 2008, e il mondo delle professioni di cura ne sta pagando le conseguenze più gravi. Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) Lombardia denuncia una situazione insostenibile e chiede interventi urgenti per il riconoscimento della dignità di chi opera nel sociale.

Un sistema che penalizza i più fragili

“I dati dell’ILO mettono in luce le scelte economiche dei governi degli ultimi vent’anni – afferma Paolo Cattaneo, presidente di CNCA Lombardia – dove si colpisce chi è in difficoltà e si premia chi già gode di maggiori vantaggi.” Il settore sociale, che si occupa di accoglienza, inclusione e assistenza a persone vulnerabili, è penalizzato da salari troppo bassi e da contratti che non garantiscono una retribuzione dignitosa.

Il caso di Milano: costo della vita e salari inadeguati

A livello locale, la situazione è ancora più drammatica. A Milano, il contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali è stato recentemente rinnovato, prevedendo un aumento del 13%, ma si tratta di un incremento che non riesce nemmeno a coprire l’impatto dell’inflazione e dell’alto costo della vita nella metropoli lombarda. “Nonostante l’aumento, siamo ancora molto lontani dagli standard europei – sottolinea Cattaneo – e con uno stipendio così basso diventa impossibile sostenere una vita dignitosa in una città come Milano.”

Servizi essenziali a rischio per il mondo del sociale

Pagare poco chi lavora nei servizi essenziali, come il supporto alle comunità, l’aiuto alle famiglie in difficoltà o l’accoglienza di persone straniere, significa minare le fondamenta del tessuto sociale del Paese. Il CNCA Lombardia denuncia che il Comune di Milano, nonostante le richieste di un adeguamento contrattuale, non ha ancora dato risposte concrete.

Oggi, chi lavora nel sociale può essere impiegato a tempo pieno per 38 ore settimanali e guadagnare appena 1.300 euro al mese. Con queste condizioni, molti operatori sono costretti a ridurre l’orario di lavoro per cercare un secondo impiego o semplicemente per ritagliarsi uno spazio di vita fuori dal lavoro. Secondo CNCA, il ricorso al part-time nel settore sociale oscilla tra il 50% e l’85%, un dato che riflette il disagio economico e la precarietà di chi opera in questo ambito.

Un appello al Comune di Milano e al Governo

Il CNCA Lombardia denuncia che la crisi salariale nel sociale sta alimentando una deriva pericolosa: un tessuto sociale sempre più fragile, in un contesto in cui cresce l’intolleranza verso le categorie più vulnerabili. “Chi lavora per l’inclusione e la coesione sociale si trova in un ambiente ostile, tra stipendi inadeguati e una crescente cultura dell’odio. È una battaglia che non possiamo combattere da soli,” conclude Cattaneo.

Di fronte a questa emergenza, il CNCA Lombardia torna a chiedere al Comune di Milano un adeguamento salariale per gli operatori del sociale e al Parlamento un intervento concreto per riconoscere il valore di queste professioni. Solo attraverso una giusta retribuzione e il riconoscimento del lavoro sociale sarà possibile rafforzare il welfare e garantire una società più equa e inclusiva.

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