San Siro, il Pd blocca gli emendamenti dei Verdi: tensioni e possibili scissioni nella maggioranza
La “tagliola” del Pd sulla delibera San Siro: verde pubblico, legalità e trasparenza restano in sospeso.
Durante la discussione sulla vendita di San Siro a Inter e Milan, il Pd milanese ha utilizzato il provvedimento della “tagliola”, strumento normalmente destinato a fermare l’ostruzionismo, per interrompere il dibattito e passare al voto della delibera. Tra le proposte eliminate figuravano diversi emendamenti della maggioranza, in particolare quelli presentati dai consiglieri di Europa Verde: Francesca Cucchiara, Tommaso Gorini e Carlo Monguzzi.
Le proposte “tagliate”
Tra gli emendamenti respinti:
- Raddoppio del verde pubblico intorno al nuovo stadio, da 80.000 a 140.000 mq, di cui 100.000 mq di verde “profondo”.
- Riduzione della compartecipazione del Comune ai lavori, passando da 22 milioni a un contributo minore, con conseguente calo del prezzo di vendita.
- Aumento a 30 milioni del fondo per compensare le emissioni di CO2 derivanti dalla demolizione del Meazza e dalla costruzione del nuovo stadio e centro commerciale.
- Estensione a 10 anni del diritto di prelazione del Comune in caso di futura vendita delle aree da parte di Inter e Milan.
Legalità e trasparenza sotto accusa
Gli emendamenti tagliati puntavano anche a garantire:
- Pratiche edilizie a basse emissioni e utilizzo di veicoli elettrici nei cantieri.
- Piena trasparenza dei finanziamenti, con tracciabilità dei flussi e conoscenza preventiva dei soggetti finanziatori.
- Individuazione dei titolari effettivi della futura società veicolo e dei club acquirenti.
- Iscrizione alla white list della Prefettura di tutte le imprese coinvolte, inclusi i subappaltatori.
Reazioni dei Verdi e possibili scissioni
La decisione della maggioranza ha irritato i consiglieri contrari alla vendita di San Siro. Francesca Cucchiara ha dichiarato: “È grave che il sindaco non riconosca che si è leso il rapporto con chi lo sostiene.”
Dopo la delibera, Carlo Monguzzi e Enrico Fedrighini hanno lasciato la maggioranza. Ora il rischio è che anche Cucchiara e Gorini valutino un’eventuale rottura con il Pd, segnalando tensioni crescenti nella gestione della delibera più controversa della giunta Sala.