San Siro, Sala incontra la maggioranza: verso un accordo al ribasso con Milan e Inter?
Milano – L’annosa questione del futuro di San Siro entra in una fase decisiva. Il sindaco Giuseppe Sala ha convocato per lunedì 14 luglio una riunione con i capigruppo della maggioranza per fare il punto sulle trattative con Milan e Inter in merito alla vendita dello stadio e delle aree circostanti. Al centro dell’incontro, la […]
Milano – L’annosa questione del futuro di San Siro entra in una fase decisiva. Il sindaco Giuseppe Sala ha convocato per lunedì 14 luglio una riunione con i capigruppo della maggioranza per fare il punto sulle trattative con Milan e Inter in merito alla vendita dello stadio e delle aree circostanti. Al centro dell’incontro, la necessità di ottenere un via libera politico su condizioni contrattuali che sembrano discostarsi significativamente dalle richieste avanzate dal consiglio comunale negli ultimi mesi.
Le richieste dei partiti e i “no” dei club: un’intesa sempre più fragile
Le aspettative della politica sembrano non aver trovato piena accoglienza da parte delle due società calcistiche. I club avrebbero espresso forti riserve su alcuni dei paletti chiave imposti dal consiglio comunale. Tra questi, la richiesta di 40 milioni di oneri urbanistici destinati alla riqualificazione del quartiere e la pretesa di realizzare almeno il 50% di aree verdi permeabili. Secondo i progetti attuali, infatti, solo il 18,51% dell’area risulterebbe effettivamente permeabile.
Anche lo spostamento del nuovo stadio rispetto alle abitazioni di via Tesio – istanza centrale per i residenti – sembra tecnicamente difficile da realizzare, con conseguenze anche sul tracciato del tunnel Patroclo.
La trattativa politica
Quella che potrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane si prefigura come una sconfitta politica per le forze di maggioranza che hanno sostenuto la cessione dell’impianto alle società calcistiche. Le condizioni inizialmente poste come “irrinunciabili” dal consiglio comunale rischiano ora di essere sacrificate in nome della rapidità e della necessità di chiudere prima dell’applicazione del vincolo paesaggistico.
A novembre 2024, anche esponenti di spicco del centrosinistra milanese – come il segretario metropolitano del Pd Alessandro Capelli – avevano garantito che i club si sarebbero adeguati agli standard fissati. Ma la trattativa sembra prendere tutt’altra direzione.
Il Tar decide sulla data del vincolo: martedì l’udienza chiave
Un altro nodo cruciale è rappresentato dalla data esatta del vincolo paesaggistico sul secondo anello del Meazza. Il Tar della Lombardia si pronuncerà martedì 15 luglio su un ricorso presentato dal comitato “Sì Meazza”. Oggetto del contendere è il momento esatto in cui scattano i 50 anni dalla realizzazione del secondo anello.
La sovrintendenza ha individuato come riferimento il 10 novembre 1955, data di un collaudo formale, ma fonti giornalistiche e fotografiche dimostrerebbero l’utilizzo già nei mesi precedenti. La questione è tutt’altro che secondaria: se il vincolo scattasse prima del previsto, l’intero progetto di demolizione e nuova costruzione potrebbe saltare, spingendo i club a riconsiderare l’ipotesi – finora scartata – di ristrutturare l’attuale stadio.
Verso un nuovo passaggio in consiglio comunale
Qualora si trovasse un punto d’intesa tra amministrazione e club, sarà comunque necessario un nuovo voto del consiglio comunale per autorizzare la vendita. Si prevede un confronto acceso, anche se Sala sembra poter contare sulla maggioranza necessaria per superare le resistenze interne.
Nel frattempo, l’equilibrio politico tra urbanistica, sport e interessi pubblici si fa sempre più delicato. La partita su San Siro si gioca su più tavoli: tra Sala e i consiglieri, tra il Comune e i club, tra la politica e i cittadini. E ogni mossa, da qui a novembre, potrà essere determinante per il futuro del Meazza.