Scala di Milano: licenziata una maschera per azione pro-Palestina durante evento privato
Milano – Il Teatro alla Scala ha avviato il procedimento di licenziamento nei confronti di una giovane maschera, impiegata in sala in occasione di un evento privato il 4 maggio scorso. La decisione, secondo quanto riferito dalla direzione del teatro, è legata al mancato rispetto delle mansioni assegnate e all’abbandono del posto di lavoro durante […]
Milano – Il Teatro alla Scala ha avviato il procedimento di licenziamento nei confronti di una giovane maschera, impiegata in sala in occasione di un evento privato il 4 maggio scorso. La decisione, secondo quanto riferito dalla direzione del teatro, è legata al mancato rispetto delle mansioni assegnate e all’abbandono del posto di lavoro durante il servizio.
Il gesto durante la serata Asian Development Bank
L’episodio si è verificato nel corso di una serata riservata, organizzata dalla Asian Development Bank, alla quale hanno preso parte esclusivamente ospiti su invito, in gran parte rappresentanti del settore finanziario. Secondo quanto riportato, la maschera – una studentessa universitaria under 24 assunta secondo le procedure previste per gli studenti – si sarebbe allontanata autonomamente dalla postazione assegnata nella Seconda Galleria, raggiungendo la Prima Galleria con l’intento di esporre uno striscione a sostegno della causa palestinese. La giovane avrebbe anche pronunciato ad alta voce lo slogan “Palestina libera”, prima di essere allontanata dalla Digos, senza riuscire a completare l’azione.
La decisione della Scala: violazione del regolamento
Il Teatro alla Scala ha motivato il licenziamento sostenendo che il comportamento della dipendente sia in contrasto con i doveri professionali previsti per le maschere, la cui mansione principale è garantire l’ordine in sala e l’assistenza al pubblico, non utilizzare lo spazio lavorativo per iniziative personali o politiche. La direzione non ha ritenuto l’abbandono del posto una violazione lieve, optando per la risoluzione del rapporto di lavoro.
Sindacati divisi: i Cub annunciano ricorso, Cgil chiede misura conservativa
La vicenda ha subito sollevato un confronto tra le sigle sindacali. I rappresentanti del sindacato Cub, che assistono la lavoratrice, hanno espresso pieno sostegno alla giovane, definendola “coraggiosa” e annunciando la possibilità di ricorrere per vie legali contro il licenziamento. La posizione della Cgil, invece, si discosta: pur ritenendo la sanzione eccessiva, ha proposto alla Scala una soluzione alternativa sotto forma di sospensione o provvedimento disciplinare, evitando così l’interruzione del rapporto lavorativo.
Cgil: “Libertà di espressione da tutelare, fermare i massacri a Gaza”
In un comunicato, la Slc Cgil di Milano ha chiarito di non rappresentare direttamente la lavoratrice coinvolta ma ha comunque definito sproporzionato il licenziamento, chiedendone la revoca. Il sindacato ha ribadito il diritto di ogni lavoratore a manifestare opinioni personali, nel rispetto delle leggi e del contesto lavorativo. La Cgil ha inoltre rinnovato la propria posizione contro i bombardamenti su Gaza, chiedendo una presa di posizione più decisa da parte del governo italiano.
Appello per gli spettacoli del 6 e 11 giugno: “Cessate il fuoco”
Alla luce dei recenti avvenimenti, la Cgil e altre sigle sindacali hanno scritto una lettera al Sovrintendente del Teatro alla Scala, Fortunato Ortombina, chiedendo che in apertura degli spettacoli del 6 giugno (“Siegfried”) e dell’11 giugno (“Paquita”) venga esposto uno striscione con la scritta “Cessate il fuoco”, già apparso in precedenti serate, accompagnato da un secondo striscione: “Fermate i massacri”. Le organizzazioni attendono una risposta ufficiale da parte della direzione del teatro.