Scambio di embrioni al San Raffaele, riparte il centro Pma: procedure rafforzate e controlli più stringenti
Dal 31 agosto tornano operativi i percorsi di procreazione assistita sospesi dopo l'episodio del 23 luglio. L'ospedale ha attuato il piano di miglioramento richiesto da Ats e Centro Nazionale Trapianti.
Il Centro di Medicina della Riproduzione dell'Irccs Ospedale San Raffaele torna pienamente operativo. Da lunedì 31 agosto riprende l'attività del Laboratorio di Embriologia, fermo dal 23 luglio per la sospensione temporanea disposta dopo uno scambio di embrioni, e con esso ripartono progressivamente i percorsi di procreazione medicalmente assistita. L'attività ambulatoriale, mai toccata dal provvedimento, era già ricominciata il 24 agosto al termine della consueta pausa estiva.
Le correzioni chieste da Ats e Centro Nazionale Trapianti
Nelle settimane di stop, spiega l'ospedale in una nota, il lavoro si è svolto in costante interlocuzione con gli organi competenti, dando seguito ai rilievi di Ats della Città Metropolitana di Milano e del Centro Nazionale Trapianti. Il piano di miglioramento ha rafforzato in particolare l'identificazione delle pazienti e dei materiali biologici, la tracciabilità di ogni passaggio e l'organizzazione delle attività, con procedure riviste e sistemi di controllo più stringenti.
L'errore del 23 luglio
L'episodio all'origine di tutto, lo scambio di embrioni rilevato il 23 luglio, è stato segnalato appena scoperto attraverso i canali interni, comunicato ad Ats e Centro Nazionale Trapianti e registrato nel sistema ministeriale Simes. Le coppie direttamente coinvolte, sottolinea la struttura, sono state informate tempestivamente e hanno ricevuto la disponibilità dell'ospedale a fornire assistenza e supporto. La segnalazione immediata, prosegue la nota, ha permesso di avviare "fin dalle prime ore l'analisi dell'accaduto" e di adottare le prime misure correttive, poi confluite nel piano complessivo: nel sistema di gestione del rischio clinico, far emergere gli eventi avversi serve a individuare le vulnerabilità dei processi e a costruire nuove barriere organizzative, procedurali e tecnologiche.
Papaleo: "Tutelare le persone che ci affidano un progetto di vita"
"Riprendere oggi pienamente l'attività del Centro significa innanzitutto farlo con piena consapevolezza della gravità di quanto accaduto. Un evento come quello che si è verificato non può e non deve essere minimizzato, soprattutto perché riguarda persone che ci affidano un progetto di vita estremamente importante e delicato", afferma il dottor Enrico Papaleo, responsabile del Centro. La sicurezza, aggiunge, "passa anche dalla capacità di riconoscere e segnalare tempestivamente le criticità, analizzarle con trasparenza e trasformarle in opportunità concrete di miglioramento".
Mille coppie l'anno e 400 nascite: i numeri del Centro
Dietro la vicenda ci sono le dimensioni di una delle strutture di riferimento della Pma italiana: circa 1.000 coppie seguite ogni anno e 2.500 cicli di procreazione assistita, con oltre 400 bambini nati all'anno nell'ultimo triennio. "Oggi ripartiamo da questa esperienza, ma anche da ciò che è accaduto", conclude Papaleo, "con procedure ulteriormente rafforzate, controlli più stringenti e la determinazione di continuare a offrire un percorso all'altezza della fiducia che ci accordano". Una fiducia che, ammette, "sappiamo non poter essere data per scontata e che dobbiamo meritare ogni giorno".