Sciopero dei lavoratori LPE di Baranzate, continua la protesta contro i tagli: a rischio 140 posti
Prosegue lo sciopero dei lavoratori LPE Baranzate: la Fiom denuncia esuberi e manca di investimenti in innovazione nello stabilimento
Prosegue lo sciopero dei dipendenti della LPE di Baranzate, che produce reattori epitassiali per carburo di silicio e silicio. I lavoratori torneranno in presidio il 9 settembre dalle 10 alle 11 davanti ai cancelli di via Falsarego. A rischio ci sono circa 140 posti di lavoro, per lo più occupati da personale altamente specializzato.
L’azienda strategica e il blocco dell’acquisizione cinese
Secondo la Fiom Milano, LPE è un’azienda considerata strategica a livello nazionale. Nel 2021, un tentativo di acquisizione da parte di una società cinese fu bloccato dall’allora governo Draghi tramite lo strumento della “golden power”, pensato per tutelare settori chiave come difesa, telecomunicazioni, energia e trasporti. Oggi LPE fa parte della multinazionale olandese ASM, che possiede anche stabilimenti a Catania e negli Stati Uniti, con la Cina come principale cliente fino a poco tempo fa.
Manca investimento e rischio ristrutturazione
Secondo il sindacato, ASM non ha investito sul sito di Baranzate, che avrebbe invece bisogno di una moderna “camera bianca” per restare competitivo in un settore in rapida trasformazione. L’annuncio dell’azienda di voler procedere a una forte riorganizzazione potrebbe portare a un taglio drastico del personale e, in prospettiva, alla messa in discussione dell’intero stabilimento.
Stato di agitazione permanente
Per contrastare questa situazione, la Fiom ha dichiarato lo stato di agitazione permanente. Marco Verga, sindacalista milanese, sottolinea l’impegno dei lavoratori: «Percorreremo tutte le strade, soprattutto quelle istituzionali, per salvare LPE e proteggere un patrimonio strategico per il Paese».