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Solo l’11% delle persone con disabilità pratica sport, la proposta della Fondazione Don Gnocchi: "Inserire l'attività sportiva nei Progetti di Vita"

Giovedì 15 ottobre il convegno “Io voglio esserci!” all’Arena Civica. Sul tavolo protesi, tecnologie assistive e il ruolo delle reti territoriali, con le testimonianze di tre atleti paralimpici

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In Italia 2,9 milioni di persone convivono con gravi limitazioni nelle attività quotidiane, e tra loro appena l’11% pratica sport in forma regolare od occasionale. Nella popolazione senza limitazioni la quota sale al 40,8%. Uno scarto che non dipende soltanto dalle condizioni fisiche: a determinarlo concorrono barriere architettoniche, resistenze culturali e difficoltà organizzative che rendono complicato individuare strutture e attività effettivamente accessibili.


La proposta: risorse dedicate nei piani personalizzati


Da qui la richiesta avanzata dalla Fondazione Don Gnocchi, che chiede di collocare stabilmente la pratica sportiva all’interno dei Progetti di Vita delle persone con disabilità. Non una dichiarazione di principio, ma una previsione concreta nei piani individuali e nei budget che li accompagnano, così da garantire continuità e non episodicità all’attività motoria.


Il confronto all’Arena Civica


L’appuntamento è fissato per il 15 ottobre all’Arena Civica “Gianni Brera” con il titolo “Io voglio esserci! Sport e disabilità giocano insieme”. Attorno al tavolo professionisti sanitari, rappresentanti istituzionali, associazioni e società sportive. I temi in programma coprono la medicina dello sport, l’attività motoria in età evolutiva, le protesi e le tecnologie assistive, insieme al ruolo delle reti locali e al modo in cui i mezzi di informazione raccontano capacità ed esperienze delle persone con disabilità.


Tra i partecipanti figurano Federica Picchi, sottosegretaria allo Sport e Giovani di Regione Lombardia, e Pierangelo Santelli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico Lombardia. Per la Fondazione intervengono Giampiero Merati, direttore sanitario del centro di Medicina dello sport dell’IRCCS S. Maria Nascente, Anna Cavallini, responsabile del dipartimento di Neuropsichiatria infantile, ed Elena Morselli, responsabile del dipartimento Disabilità adulta. In programma anche le testimonianze degli atleti paralimpici Livia Cecagallina, Gabriele Lorenzo ed Enzo Masiello. L’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Milano, del CONI Lombardia, del CSI Milano, dell’Ente Italiano Sport Inclusivi, del Comitato Italiano Paralimpico Lombardia, di MI’mpegno insieme responsabili, Sociòsfera Onlus e Oasi Società Cooperativa Sociale.


Troisi: “Vogliamo fare da ponte”


Per Antonio Troisi, direttore dell’area Nord della Fondazione, il compito dell’ente consiste nel collegare sanità, istituzioni e terzo settore, affinché il percorso individuale non si interrompa al termine della riabilitazione ma prosegua nel coinvolgimento all’interno della comunità. La continuità, secondo l’impostazione proposta, richiede una collaborazione stabile tra servizi sanitari e sociali, famiglie e associazioni, costruita su progettazione condivisa, formazione interdisciplinare degli operatori e impiego di ausili tecnologici.


Brambilla: “Riconoscersi come atleta e compagno di squadra”


Il responsabile scientifico del convegno, Lorenzo Brambilla, direttore medico e socio-assistenziale della Fondazione, colloca il ragionamento su un piano più ampio. La riabilitazione, afferma, deve mettere la persona nelle condizioni di costruire la vita che desidera; e lo sport può tradursi in salute, autonomia, relazioni, oltre che nella possibilità di identificarsi come atleta e componente di una squadra. Il punto di partenza, nella sua lettura, restano le aspirazioni del singolo, a partire dalle quali individuare obiettivi, sostegni e risorse per una partecipazione che duri nel tempo.


Le ricerche del laboratorio di Medicina dello sport


La Fondazione porta al confronto un’esperienza già operativa, fatta di attività sportive nei propri centri e sul territorio, affiancata dagli studi condotti dal Laboratorio di Medicina dello sport Arsenio Veicsteinas dell’IRCCS S. Maria Nascente di Milano sugli effetti dell’esercizio fisico nelle persone con disabilità. Da questo materiale dovrebbe emergere un modello di inclusione replicabile in contesti differenti.



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