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Categoria: ISTITUZIONI

Terremoto nella Lega lombarda: Fontana apre alla successione di Salvini e lancia un'associazione del Nord

Il presidente della Regione chiede di riscrivere l'assetto del partito. Dalla segreteria arrivano accuse di ambizione personale e appelli alla tregua, mentre i fuoriusciti tornano alla carica

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Il giorno dopo un direttivo lombardo descritto come rovente, la tensione interna alla Lega diventa dichiarazione pubblica. A farla uscire è Attilio Fontana, che in un colloquio con il Corriere della Sera rifiuta di escludere l'ipotesi di un avvicendamento alla guida del partito. Interrogato su cosa la componente settentrionale chieda a Matteo Salvini, il presidente della Regione Lombardia risponde: "Nessuna soluzione va esclusa a priori. La Lega non teme il rinnovamento". 

La richiesta di Fontana non si esaurisce nel destino personale del segretario. Il presidente lombardo domanda una revisione "in modo sostenibile ed effettivo" dell'impostazione del partito, così da "valorizzare i suoi stessi asset", e insiste sull'urgenza: "Ce n'è un gran bisogno ora". A sostegno della richiesta porta il termometro dei territori. I militanti, spiega, "non solo in Lombardia ma in tutto il Nord, ascoltano i cittadini e segnalano un malessere". 


"Stiamo lavorando a un'associazione aperta"


Il secondo annuncio riguarda un contenitore ancora in costruzione. Insieme ad altri, riferisce Fontana, "stiamo lavorando a un'associazione" che sarà "larga e aperta", pensata come sede di confronto per individuare "soluzioni utili a tutti". Sulla parola scissione cala il silenzio, ma nel Carroccio l'iniziativa viene letta alla luce di un episodio recente: l'ultima associazione interna sorta nel perimetro leghista portava il titolo del volume del generale Roberto Vannacci, che di lì a poco ha abbandonato per costituire un proprio soggetto politico. Un antecedente sufficiente a far salire la diffidenza dei vertici.


Durigon attacca Fontana: "Finalità personali"


Le repliche viaggiano sulla chat del Consiglio federale, organismo di cui lo stesso Fontana fa parte. Il vicesegretario Claudio Durigon respinge la lettura politica e attribuisce alla proposta una motivazione privata: ragionare di una diversa architettura del partito somiglia a "un mero obiettivo di garanzia personale, casomai per arrivare a Roma. Tanto bistrattata ma tanto cercata". L'affondo utilizza contro il governatore proprio il vessillo che la componente nordista rivendica.


La segreteria serra i ranghi


Distinta è la posizione di chi non entra nel merito e punta sul danno di immagine. Difendono il segretario i deputati Luca Toccalini, Alberto Di Rubba, Andrea Crippa e Gianpiero Zinzi insieme all'europarlamentare Susanna Ceccardi, mentre il capodelegazione a Bruxelles Paolo Borchia sollecita una moratoria sulle polemiche. Simona Loizzo mette a paragone la gestione dei conflitti negli altri partiti: "Dentro Forza Italia si stanno ammazzando, ma non esce neanche una parola". La vicesegretaria Silvia Sardone lega la questione al rendimento elettorale: "Quando esce un articolo sul nostro partito che non parli di beghe interne avvisatemi. E poi ci lamentiamo se calano i consensi". Igor Iezzi solleva infine l'obiezione procedurale: "Salvini è stato riconfermato segretario un anno fa, se volevano dire qualcosa potevano farlo. Questo dibattito è irrispettoso nei confronti dei militanti che l'hanno votato".


Attorno alla segreteria viene fatto filtrare l'umore del leader, indicato come apertamente infastidito, in compagnia di una platea che le stesse fonti descrivono ampia e composta da elettori, iscritti, dirigenti, parlamentari, amministratori e sindaci ormai stanchi delle esternazioni di un gruppo ristretto. In alcuni settori del partito, intanto, si valuta come sbocco probabile un regolamento di conti con l'ala settentrionale.


Grimoldi: "Un'autostrada spianata per i fuoriusciti dal Carroccio"


Chi la Lega l'ha lasciata da tempo osserva la vicenda con dichiarato appetito. Paolo Grimoldi, ex segretario della Lega lombarda oggi alla testa del Patto per il Nord, quantifica l'occasione: "Se oltre alle truppe che hanno salutato Salvini arrivassero anche quelli che hanno una visibilità spiccata come Fontana o Luca Zaia, ci sarebbe un'autostrada spianata".


Castelli rivendica: "L'avevamo previsto. Meglio tardi che mai"


Roberto Castelli, ex ministro e fondatore del Partito Popolare del Nord, rivendica la propria uscita e saluta la mossa del governatore: "Forse noi le cose le abbiamo viste prima. O forse anche loro, ma non avevano il coraggio di uscire allo scoperto. Il rammarico è che si sono svegliati così tardi. Ma meglio tardi che mai".  In una nota, l'ex ministro aggiunge che le parole di Fontana confermano come la "politica centralista" abbracciata dal segretario si sia rivelata "fallimentare" e si dice soddisfatto che "finalmente un esponente di primo piano" contesti la linea "romano-centrica" del partito, interpretando "il sentimento dei militanti rimasti fedeli al simbolo e ai valori dell'Alberto da Giussano".


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