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Terzo settore in crisi di attrattività. L’allarme di Fondazione Cariplo: “Il lavoro di cura dimenticato, servono investimenti”

Il terzo settore, cuore pulsante del welfare sociale, sta attraversando una fase critica. A denunciarlo è Valeria Negrini, vicepresidente di Fondazione Cariplo, intervenuta a Milano durante l’evento “Prendersi cura di chi cura”, promosso in collaborazione con Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore. Secondo Negrini, il lavoro di cura – che comprende assistenza, educazione e sostegno socio-sanitario […]

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Il terzo settore, cuore pulsante del welfare sociale, sta attraversando una fase critica. A denunciarlo è Valeria Negrini, vicepresidente di Fondazione Cariplo, intervenuta a Milano durante l’evento “Prendersi cura di chi cura”, promosso in collaborazione con Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore.

Secondo Negrini, il lavoro di cura – che comprende assistenza, educazione e sostegno socio-sanitario – “da troppi anni è dimenticato nella cultura collettiva e nelle politiche pubbliche”. Un vuoto che oggi si traduce in un calo di attrattività del settore per le nuove generazioni, nonostante la crescente domanda di servizi alla persona.

“Servono investimenti strategici, non solo economici”

Negrini ha sottolineato che la crisi del settore non è solo finanziaria, ma anche culturale: “Il lavoro di cura rappresenta una forma di sviluppo che non si misura solo con la crescita economica, ma con il benessere delle persone e la lotta alle disuguaglianze. Senza di esso, una comunità si indebolisce e una società non progredisce, nemmeno dal punto di vista economico”.

L’assenza di una visione strategica nazionale, ha spiegato, ha portato a un progressivo impoverimento del comparto, nonostante l’impegno di migliaia di operatori e organizzazioni non profit.

Giovani formati ma disillusi: “Il settore non soddisfa le loro ambizioni”

Paradossalmente, le professioni di cura continuano ad attirare studenti e neolaureati in discipline sociali, educative e sanitarie, ma il terzo settore non riesce più a rappresentare un campo lavorativo stimolante o sostenibile.

In Lombardia, dove il comparto gestisce una rete capillare di servizi socio-sanitari, educativi e assistenziali, il problema si fa particolarmente evidente: “Le giovani generazioni non trovano nel non profit un luogo capace di rispondere alle loro ambizioni e ai loro desideri professionali”, ha spiegato Negrini.

Bassi salari e modelli organizzativi obsoleti

Un nodo cruciale resta quello contrattuale. I salari nel settore risultano spesso inferiori rispetto ad altri comparti pubblici e privati, riflesso di uno scarso investimento economico complessivo.
Negrini evidenzia la necessità di rivedere i contratti e valorizzare il lavoro di chi opera ogni giorno nei servizi alla persona, ma anche di innovare la governance delle organizzazioni: “Occorre ripensare la struttura interna di cooperative e associazioni, dando spazio ai giovani nei consigli di amministrazione e nei processi decisionali. Solo così si può costruire un futuro più solido e attrattivo per il terzo settore”.

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