A Milano il costo della vita corre il doppio degli stipendi: in 10 anni prezzi +26%, salari +13%
L’analisi di Spazio Pubblico su dati Istat e comunali registra affitti di mercato cresciuti del 47% dal 2019. Greco: “Il tema non è solo la casa, è quanto guadagnano i milanesi”
Dal 2016 a oggi i beni e i servizi di uso quotidiano sono rincarati nel capoluogo lombardo del 26%. Nello stesso arco di tempo i minimi contrattuali del commercio, identici in tutta Italia, sono saliti di circa il 13%. Il rapporto è di due a uno, e descrive l’erosione del potere d’acquisto che interessa lavoratori e famiglie milanesi. Il dato emerge da un’analisi di Spazio Pubblico costruita su rilevazioni Istat e del Comune di Milano aggiornate al secondo quadrimestre 2026.
La casa pesa il doppio: canoni cresciuti del 47% dal 2019
La voce più onerosa resta l’abitazione, dove però convivono due numeri molto diversi. L’indice comunale dei prezzi registra affitti in crescita del 28%, ma chi si affaccia oggi sul mercato affronta un rincaro quasi doppio: secondo il rapporto Silmi di Assimpredil Ance i canoni richiesti sono aumentati del 47% rispetto al 2019. La differenza separa chi è già dentro un contratto da chi deve stipularne uno nuovo.
Dal caffè al burro, cosa è cresciuto di più
Il carrello della spesa costa il 29% in più rispetto a dieci anni fa, con punte ben superiori su singoli prodotti: il caffè segna un più 37%, le uova un più 41%, il burro un più 45%. Fuori dal supermercato il quadro non cambia. Ristoranti e bar sono rincarati del 31%, le prestazioni odontoiatriche del 20%, mentre palestre, piscine e corsi sportivi registrano un aumento del 34%.
Greco: “Ridurre gli affitti non basta. Vivere a Milano è un lusso”
Tomaso Greco, coordinatore di Spazio Pubblico in Lombardia, contesta l’impostazione del dibattito elettorale, che a suo giudizio riduce il costo della vita alla sola questione abitativa. Anche ammettendo di riportare i canoni entro la soglia di sostenibilità del 30-35% dello stipendio, osserva, servirebbero anni e risorse consistenti che nessun candidato spiega dove reperire. E una volta raggiunto quel risultato resterebbero comunque tutte le altre spese quotidiane, in crescita più rapida dei salari. Di questo passo, avverte, fare la spesa a Milano rischia di diventare un lusso.
Il nodo che Greco indica riguarda il lato delle entrate anziché quello dei prezzi. I minimi contrattuali sono uguali in tutto il Paese, mentre il costo della vita milanese è sensibilmente superiore alla media: una asimmetria che nessuna politica abitativa, da sola, può compensare.
La proposta: contrattazione aziendale e territoriale
La risposta indicata è l’apertura di una stagione di contrattazione aziendale e territoriale, nella direzione già prospettata da Cisl e Uil, capace di adeguare le retribuzioni alle condizioni economiche locali e di recuperare il potere d’acquisto perduto. Il riconoscimento del maggiore costo della vita e della più alta produttività del territorio, sostiene Greco, dovrebbe tradursi in salari più elevati e in più welfare. È la battaglia che Spazio Pubblico intende portare dentro la campagna elettorale, rivendicandola come l’unica proposta che interviene sugli stipendi anziché limitarsi a rincorrere i prezzi.