A Milano mancano gli amministratori di condominio, l’allarme di Anaci: "Duecento lavoratori verso la pensione e nessuno pronto a sostituirli"
Il presidente Caruso fotografa una categoria anziana e studi professionali saturi. “Tra dieci anni potremmo non bastare per un mercato in espansione”
A Milano circa duecento amministratori di condominio hanno raggiunto i settantasei anni e si avviano verso l’uscita dalla professione. Sul fronte opposto non esiste un gruppo di pari consistenza pronto a prenderne il posto. Lo ha affermato Leonardo Caruso, presidente di Anaci Milano, a margine della diciassettesima edizione dell’Anaci Day dedicata al futuro dell’abitare e al ruolo dell’amministratore nelle trasformazioni in corso. Lo scenario che il presidente proietta sul medio periodo è di una carenza strutturale: entro un decennio il numero dei professionisti attivi potrebbe non coprire la domanda di un comparto in crescita.
Studi al collasso, mentre il mercato si allarga
Il paradosso riguarda la coincidenza tra l’invecchiamento della categoria e l’espansione del settore immobiliare, particolarmente marcata nelle città attrattive. Chi è in attività, osserva Caruso, sostiene già un carico di lavoro notevole, aumentato dal mutare delle modalità operative e dall’accumularsi di responsabilità e adempimenti. La conseguenza è che gli studi esistenti non dispongono della capacità per assumere la gestione di nuovi condomini. Gli stabili che tornano disponibili quando un professionista si ritira restano così senza acquirenti.
Una professione rimasta ai margini
Tra le cause della scarsa attrattività il presidente indica anche un problema di percezione. Per lungo tempo il mestiere è rimasto marginale sul piano del riconoscimento sociale, penalizzato dall’assenza di un percorso formativo chiaramente identificabile, a differenza delle carriere che passano dall’università. Chi si orienta verso gli studi superiori, rileva Caruso, sceglie professioni considerate più prestigiose, pur in assenza delle prospettive di sviluppo che il settore immobiliare offrirebbe. Il risultato di trent’anni di questa dinamica è una categoria composta in larga parte da persone anziane.
Un problema che attraversa l’Europa
La difficoltà non si ferma ai confini nazionali. Anche negli altri Paesi europei, afferma il presidente, il ricambio generazionale fatica a realizzarsi, e la ragione risiede nella complessità intrinseca del lavoro. I più giovani, conclude Caruso, tendono a orientarsi verso occupazioni meno impegnative sul piano dei ritmi quotidiani.