A Milano servono 35mila case ma i permessi sono crollati del 75%. Deleo: "Le imprese non possono pagare l'incertezza"
Il presidente di Assimpredil Ance ha aperto l'Assemblea generale con i numeri dei titoli edilizi e ha criticato la variante al Pgt. Tre le proposte immediate, dalla conferenza di servizi al cruscotto pubblico delle pratiche
Trentacinquemila abitazioni richieste a Milano, mille previste nei titoli edilizi ritirati nel 2024 contro le circa quattromila del 2022. È da questa distanza che Giovanni Deleo ha aperto la sua prima relazione da presidente di Assimpredil Ance, all'Assemblea generale intitolata 'Fare spazio al futuro. Casa, energia e territori nel tempo della trasformazione'. "Come pensiamo di affrontare il problema della casa se questi sono i numeri?", la domanda con cui ha impostato l'intervento. Il calo di permessi di costruire e Scia sfiora i tre quarti in due anni.
"Servono interventi sostenibili, tempi e norme certe"
La domanda non cresce soltanto, cambia natura. I nuclei composti da una sola persona rappresentano il 57% delle famiglie milanesi, e questo ridisegna il tipo di alloggi di cui la città ha bisogno. Su quel fabbisogno, le oltre 2.300 unità previste dal Piano dei servizi abitativi 2026 sono state riconosciute come un impegno consistente ma non sufficiente.
"La casa è un'infrastruttura sociale ed economica", ha affermato Deleo. "Per produrre abitazioni reali servono interventi economicamente sostenibili, tempi certi e procedimenti amministrativi capaci di accompagnare gli investimenti fino alla loro realizzazione".
Un settore schiacciato dal costo dell'incertezza
Il nodo abitativo si innesta su una fase complicata per l'edilizia. Dopo il ruolo svolto nella ripresa successiva alla pandemia, le imprese si trovano davanti cinque fattori simultanei: l'esaurirsi della spinta del Pnrr, l'aumento dei costi, l'incertezza del quadro regolatorio, la carenza di tecnici e manodopera specializzata, i rallentamenti amministrativi. "Le imprese devono fare la propria parte", ha sottolineato il presidente, "ma non possono sostenere da sole il costo dell'incertezza".
Stabilire i confini tra rigenerazione e ristrutturazione
La richiesta rivolta al legislatore nazionale riguarda una questione di definizioni, che però ha effetti pratici immediati: stabilire con precisione i confini tra rigenerazione e ristrutturazione, e distinguere cambio d'uso, recupero e sostituzione edilizia. "Non possiamo chiedere di ridurre il consumo di suolo e contemporaneamente rendere troppo difficile intervenire sull'esistente", ha osservato Deleo. "Le regole devono essere applicabili e gli interventi devono poter stare in piedi economicamente".
L'attacco alla variante al Pgt
Il passaggio più duro riguarda lo strumento urbanistico in discussione a Palazzo Marino. "Una variante che aggiunga soltanto vincoli rischia di stratificare regole senza creare opportunità", ha dichiarato il presidente. "Alcune scelte contenute negli strumenti urbanistici oggi in discussione rischiano di non dare una risposta adeguata all'emergenza casa e alla necessità di rigenerazione. Se i vincoli rendono economicamente non sostenibili gli interventi, la qualità dell'abitare resta un obiettivo solo sulla carta, si perdono investimenti e si blocca l'operato delle aziende del territorio".
Centomila famiglie in più entro il 2035
Il perimetro del problema, secondo l'associazione, non coincide con quello comunale. Le proiezioni Cresme citate nella relazione stimano circa centomila nuove famiglie entro il 2035 tra Milano e l'hinterland. Da qui l'adesione al Patto per il rilancio del governo metropolitano promosso da Assolombarda, che punta a coordinare su scala sovracomunale casa, trasporti, energia, servizi e sviluppo economico.
"Il bisogno abitativo non si ferma ai confini comunali", ha rimarcato Deleo. "Serve una visione policentrica e connessa che coinvolga Milano, Monza e Brianza e il Lodigiano. Milano deve tornare a fare Milano e trainare il territorio verso una vera dimensione metropolitana".
Tre interventi immediati
Il presidente ha indicato tre interventi di competenza locale. Il primo è rendere ordinaria la conferenza di servizi simultanea per rigenerazione e housing accessibile, in modo che gli enti coinvolti lavorino in parallelo invece che uno dopo l'altro. Il secondo è un cruscotto pubblico dei tempi delle pratiche: quante istanze arrivano, quante si concludono, dove si fermano e quanto impiegano. Il terzo riguarda il digitale usato per quello che serve: dati inseriti una volta sola, uffici che lavorano simultaneamente sulle stesse informazioni, imprese e cittadini in grado di verificare a che punto è la propria pratica.
"Non chiediamo scorciatoie, chiediamo decisioni: positive o negative, purché espresse, motivate, tracciabili e compatibili con i tempi reali delle imprese e degli investimenti. Dobbiamo decidere come trattenere giovani, famiglie e imprese, come produrre casa accessibile e come rigenerare il patrimonio esistente. Rinviare una decisione non è prudenza: significa case che non arrivano, quartieri che non si rigenerano e investimenti che si spostano altrove. Anche il vuoto ha un costo", conclude Deleo.