Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n°278 dell’11/10/2017) – Organo ufficiale dell’Osservatorio Metropolitano di Milano

A Milano una casa famiglia per madri detenute e i loro figli: il progetto “Ricomincio da me” di CIAO Impresa Sociale

Grazie al sostegno dell’8xmille dell’Unione Buddhista Italiana, una delle sole due strutture di questo tipo in Italia accoglie donne in misura alternativa alla detenzione e i loro bambini, con un approccio psicologico, educativo e terapeutico strutturato

Di

A inizio 2026 sono circa 25 i bambini che in Italia vivono reclusi insieme alle proprie madri, negli ICAM — Istituti a Custodia Attenuata per detenute Madri — o nelle sezioni nido degli istituti penitenziari ordinari. Nonostante le norme tendano a limitare la detenzione in carcere per i minori sotto i tre anni, la questione rimane una delle criticità più difficili da risolvere all’intersezione tra sistema penitenziario e welfare. Le donne coinvolte sono in larga parte straniere, con storie di migrazione, violenza, sfruttamento e marginalità economica. In questo contesto opera CIAO Impresa Sociale, che a Milano gestisce una delle sole due Case Famiglia Protette presenti sull’intero territorio nazionale.

La struttura: casa famiglia e alloggi per l’autonomia

Il progetto “Ricomincio da me” si articola su due livelli abitativi distinti. La C.A.S.A. Famiglia Protetta accoglie attualmente tre madri detenute con i rispettivi figli: pur continuando a scontare la pena in regime di misura alternativa, le donne possono garantire ai bambini un legame materno costante in un ambiente affettivamente sicuro e adeguato allo sviluppo psicofisico. Il carcere, per sua natura, è incompatibile con le esigenze di socializzazione e crescita della prima infanzia. Gli Alloggi per l’autonomia ospitano invece sette donne al termine del percorso penitenziario o in condizione di fragilità, accompagnandole nella transizione verso una vita indipendente.

Un sostegno strutturato per la diade madre-bambino

Il cuore del progetto è il riconoscimento che madre e figlio formano un’unità inscindibile, entrambi portatori di bisogni specifici e di traumi da elaborare. Per le madri, il percorso lavora sulla ricostruzione dell’autonomia psichica ed emotiva, la gestione dei conflitti, il superamento dei sensi di colpa e il rafforzamento delle capacità relazionali. Per i bambini, accanto al mantenimento del legame materno, è prioritario recuperare l’equilibrio emotivo, rielaborare le esperienze traumatiche e sviluppare relazioni positive con il mondo esterno.

L’équipe multidisciplinare che coordina gli interventi comprende una psicoterapeuta, una neuropsichiatra, un’educatrice e una referente di progetto, in sinergia con i servizi territoriali. Ogni bambino viene sottoposto a una valutazione psicodiagnostica e neuropsicologica, dalla quale scaturisce un piano di intervento personalizzato con professionisti specializzati: logopedista, psicomotricista, neuropsichiatra infantile e psicologo dell’età evolutiva.

Gruppi di lavoro, ascolto e laboratori espressivi

Le madri partecipano a incontri di gruppo e sessioni individuali guidate da esperti, centrate sul riconoscimento delle emozioni, la gestione dei conflitti e la costruzione di relazioni sane. La dimensione della genitorialità è affrontata attraverso esercizi di ascolto, condivisione di esperienze e momenti di confronto in cui le donne imparano a leggere i bisogni dei figli e a rafforzare la propria funzione educativa. A questi si affiancano laboratori ludico-espressivi pensati per coinvolgere attivamente i bambini.

“Il supporto psicologico offerto alle mamme è un momento di ascolto e accoglimento, uno spazio libero dove ognuno può raccontarsi”, spiega Manuela De Palma, psicoterapeuta dell’associazione. Elisabetta Fontana, presidente di CIAO, sottolinea come il valore aggiunto del progetto sia proprio “facilitare la riuscita dei percorsi di reinserimento sociale attraverso un sostegno psicologico strutturato per le madri e un accompagnamento terapeutico ed educativo per i bambini”.

In avvio la pet therapy: un modulo terapeutico per la relazione

Tra le novità in fase di attivazione figura un modulo di pet therapy, descritto dai promotori come altamente simbolico. Attraverso la cura e il rapporto con gli animali, madri e bambini lavorano insieme su competenze fondamentali: l’accudimento, il contenimento dei comportamenti problematici, il rispetto dei tempi e degli spazi altrui e la capacità di assumere il punto di vista dell’altro. Un’attività che rafforza la relazione all’interno della diade in modo indiretto ma efficace.

Il finanziamento: l’8xmille dell’Unione Buddhista Italiana

“Ricomincio da me” è realizzato grazie alle risorse dell’8xmille destinate all’Unione Buddhista Italiana, che ogni anno seleziona progetti a favore della responsabilità sociale attraverso il proprio Bando Umanitario. I temi del bando 2025 — Cura, Ecologia, Disagio giovanile — riflettono il principio buddhista dell’interdipendenza: agire sulla condizione di un essere significa agire a beneficio dell’intera collettività. Tra i progetti sostenuti figurano interventi per il fine vita, supporto legale e psicologico per richiedenti asilo, formazione professionale per giovani in difficoltà e programmi di prevenzione nelle scuole contro bullismo e violenza di genere. L’elenco completo è disponibile su 8xmilleunionebuddhista.it.

Condividi questo articolo

Altre notizie