Accesso all’aborto in Lombardia: Medici del Mondo lancia l’allarme su violenze e ritardi
Milano – In vista del 47° anniversario della legge 194, Medici del Mondo lancia un nuovo allarme: in Lombardia l’accesso all’aborto sicuro è seriamente compromesso da politiche ostili e pratiche scoraggianti. L’organizzazione internazionale, impegnata nella tutela del diritto alla salute, evidenzia come le donne che chiedono l’interruzione volontaria di gravidanza siano spesso soggette a violenza […]
Milano – In vista del 47° anniversario della legge 194, Medici del Mondo lancia un nuovo allarme: in Lombardia l’accesso all’aborto sicuro è seriamente compromesso da politiche ostili e pratiche scoraggianti. L’organizzazione internazionale, impegnata nella tutela del diritto alla salute, evidenzia come le donne che chiedono l’interruzione volontaria di gravidanza siano spesso soggette a violenza psicologica istituzionalizzata, con gravi ripercussioni sulla salute mentale.
A Milano l’installazione “The Unheard Voice”: le frasi shock dei medici
Il 21 maggio, in Piazza XXV Aprile a Milano, Medici del Mondo porterà l’installazione “The Unheard Voice”, già esposta a Roma, Parigi e Torino. Si tratta di una teca trasparente che riproduce un ambulatorio ginecologico, dove sarà possibile ascoltare testimonianze autentiche di donne che hanno subito frasi offensive da parte del personale medico come: “Doveva pensarci prima” o “Deve sentire il battito del feto”. L’obiettivo è rendere visibili forme di abuso psicologico sistemico che scoraggiano le donne ad esercitare il loro diritto all’IVG.
Lombardia: prima per IVG, ma ultima per accessibilità e supporto
Nonostante sia la prima regione italiana per numero di interruzioni volontarie di gravidanza, la Lombardia presenta gravi criticità nell’accesso effettivo al servizio. A partire dal 2010, la Regione ha favorito la presenza dei Centri di aiuto alla vita (CAV) anche dentro ospedali e consultori pubblici, grazie a una delibera che ha dato ampio spazio ai gruppi antiabortisti. Inoltre, molti consultori privati accreditati non garantiscono il servizio IVG, una pratica in contrasto con lo spirito della legge 194.
Obiezione di coscienza e disinformazione: le barriere che ostacolano l’aborto
Il 54% dei ginecologi in Lombardia è obiettore di coscienza, con picchi superiori al 70% in province come Bergamo. A questo si aggiunge la scarsità di consultori pubblici, che sono ben al di sotto del rapporto previsto per legge (uno ogni 60.000 abitanti anziché ogni 20.000). La difficoltà a reperire informazioni e il mancato rispetto delle linee guida ministeriali del 2020 rendono l’accesso all’IVG un vero e proprio percorso a ostacoli.
L’accesso all’aborto farmacologico è particolarmente critico: 11 strutture pubbliche su 50 non lo praticano, e in molte province la percentuale resta sotto il 50%. Milano città è addirittura ultima con il 29%, ben lontana dalla media europea. Secondo i dati raccolti da Paola Bocci (PD), solo Lodi raggiunge un’adeguata diffusione del metodo farmacologico con il 78%.
Tempi di attesa insostenibili: la Lombardia tra le peggiori d’Italia
Secondo il Ministero della Salute, il 32,8% delle donne lombarde deve attendere più di 15 giorni tra il rilascio del certificato e l’IVG. Una tempistica ben superiore alla media nazionale (22,2%) e anche a quella del Nord Italia (24,6%). A peggiorare la situazione, la carenza di informazioni pratiche su come e dove accedere ai servizi.
Violenza istituzionale e salute mentale: le conseguenze delle politiche di deterrenza
Come riportato da Medici del Mondo nel suo report 2024 “Aborto a ostacoli”, le politiche adottate da diverse Regioni italiane – tra cui la Lombardia – contribuiscono a una forma di deterrenza attiva all’IVG. Pratiche come l’imposizione del “battito fetale”, l’assenza di antidolorifici, l’obbligo di firmare per la sepoltura del feto, unite al linguaggio denigratorio, sono veri e propri abusi sanitari che minano il benessere psicologico delle donne.
I dati internazionali confermano: limitare l’aborto danneggia la salute
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce che ostacolare l’aborto sicuro viola i diritti umani e ha effetti dannosi sulla salute mentale. Lo studio Turnaway, condotto negli Stati Uniti, ha rilevato che chi non ha potuto interrompere una gravidanza indesiderata presenta maggiori probabilità di vivere in povertà, subire violenza domestica o sviluppare ansia e depressione. Al contrario, il 99% di chi ha abortito non ha provato alcun rimpianto.
Milano capitale della protesta: Medici del Mondo accende i riflettori
“La tappa milanese è per noi particolarmente significativa: è la città dove ha sede Medici del Mondo Italia, ma anche il cuore di una Regione che in tema di aborto rappresenta uno dei contesti più critici d’Italia”, afferma Elisa Visconti, Direttrice di Medici del Mondo Italia. L’evento del 21 maggio vuole richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su un’emergenza che riguarda i diritti fondamentali, la salute pubblica e l’autodeterminazione delle donne.