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Addio a Alex Zanardi, il ricordo dei mesi al San Raffaele di Milano dopo l’incidente in handbike

L’atleta paralimpico si è spento a 59 anni

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Alex Zanardi si è spento a 59 anni, lasciando un vuoto enorme nel mondo dello sport e non solo. Pilota di Formula 1 prima, atleta paralimpico poi, Zanardi era diventato nel tempo un simbolo di resilienza e determinazione ben oltre i confini della competizione sportiva. L’ultimo capitolo della sua battaglia era iniziato nel giugno 2020, quando un gravissimo incidente durante una gara in handbike in Val d’Orcia, in provincia di Siena, lo aveva coinvolto in uno scontro con un mezzo pesante. Da quel momento era cominciato un percorso lungo e doloroso che aveva avuto nel San Raffaele di Milano uno dei suoi snodi principali.

Dallo scontro con il tir in Val d’Orcia al trasferimento d’urgenza a Milano

L’incidente avvenne a giugno 2020 mentre Zanardi stava gareggiando in sella alla sua handbike. Dopo i primi soccorsi e il ricovero d’urgenza, l’atleta era stato trasferito in un centro riabilitativo nel Lecchese. Le sue condizioni, tuttavia, si erano progressivamente aggravate fino a rendere necessario, alla fine di luglio, un nuovo trasferimento: questa volta al San Raffaele di Milano, dove era stato ricoverato direttamente nel reparto di Terapia intensiva.

L’operazione neurochirurgica del professor Mortini: l’intervento sulle complicanze del trauma cranico

Pochi giorni dopo il ricovero milanese, Zanardi era stato sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico eseguito dal professor Pietro Mortini, direttore dell’Unità operativa di Neurochirurgia del San Raffaele. L’operazione era resa necessaria dal trattamento di alcune complicanze tardive originate dal trauma cranico riportato nell’incidente: uno degli aspetti più critici e imprevedibili di una condizione clinica che richiedeva costante monitoraggio.

Mesi in terapia intensiva e l’inizio della riabilitazione cognitiva e motoria

Zanardi rimase al San Raffaele per diversi mesi, la maggior parte dei quali trascorsi proprio in Terapia intensiva. Ad agosto 2020 aveva preso avvio un primo programma di riabilitazione cognitiva e motoria, segnale di un timido ma significativo miglioramento delle condizioni generali. Il percorso continuò fino alla fine di novembre, quando la stabilizzazione del quadro clinico aveva consentito il trasferimento all’ospedale di Padova. Lì, a gennaio 2021, Zanardi si era svegliato. Un momento che aveva commosso l’Italia intera e riacceso la speranza. Una speranza che, nonostante tutto, non ha potuto portarlo oltre.

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