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Al via lo sciopero dei taxi a Milano: stop nazionale contro Uber e abusivi. I lavoratori: “Servono controlli e regole uguali per tutti”

Taxi fermi dalle 8 alle 22 in tutta Italia, anche a Milano. I tassisti protestano contro Uber, abusivi e mancate tutele: ecco perché.

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Giornata di forte tensione nel trasporto pubblico non di linea. Martedì 13 gennaio, i taxi si fermano per 24 ore, dalle 8 alle 22, in tutta Italia, Milano compresa. Lo sciopero è stato ufficialmente registrato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e coinvolge numerose sigle sindacali del settore. Al centro della protesta, spiegano i tassisti, c’è la difesa del reddito, della legalità e del ruolo pubblico del servizio taxi.

Perché i tassisti incrociano le braccia

Secondo le organizzazioni sindacali, la categoria è sotto pressione da anni a causa della concorrenza delle piattaforme digitali e dell’abusivismo. In particolare, la protesta punta il dito contro Uber e contro quella che viene definita una disparità di regole tra taxi tradizionali e operatori privati. “La mobilità non può essere governata dagli algoritmi”, denunciano i rappresentanti dei tassisti, che chiedono più controlli su chi opera fuori dalle regole e un’applicazione rigorosa delle normative esistenti.

Uber nel mirino: tasse e concorrenza sleale

Uno dei punti più contestati riguarda il modello economico delle multinazionali del trasporto. Secondo i sindacati, il fatturato di Uber in Italia sarebbe paragonabile a quello di centinaia di licenze taxi, ma con un impatto fiscale molto ridotto per lo Stato. La critica è chiara: gran parte dei ricavi, sostengono i tassisti, verrebbe trasferita all’estero attraverso il sistema delle royalties, riducendo il gettito fiscale nazionale e impoverendo l’economia locale.

Le accuse alla politica e l’appello: “Difendere il servizio pubblico”

Nel mirino della protesta finisce anche la politica. I tassisti accusano il Governo di non intervenire con decisione e di limitarsi a gestire le vertenze senza risolvere i nodi strutturali del settore. Viene contestato anche il sistema di regole sugli scioperi nel trasporto pubblico, giudicato troppo restrittivo per i lavoratori. Secondo i sindacati, il rischio è quello di un progressivo indebolimento del servizio taxi a favore di modelli privati globali.

La richiesta finale è rivolta direttamente alle istituzioni: controlli più severi contro l’abusivismo, parità di condizioni tra taxi e piattaforme digitali e una politica fiscale che tuteli il lavoro sul territorio. “Se il fatturato restasse in Italia – sostengono i tassisti – garantirebbe entrate importanti allo Stato e maggiore equità”.

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