Allarme bomba in diversi centri commerciali del Milanese: sospetti su un 14enne
Il ragazzo, di origine ucraina e residente nelle Marche, nega di aver inviato la mail con la minaccia e parla di una "goliardata": l'email resta di difficile tracciabilità
Le indagini sull'allarme bomba che mercoledì 5 agosto ha costretto all'evacuazione di diversi centri commerciali nella provincia di Milano si concentrano ora su un ragazzo di 14 anni residente nelle Marche. Dal suo cellulare risulta partita la mail che ha innescato la procedura di sgombero in sei strutture del capoluogo lombardo e dell'hinterland, ma il minore, sentito dai carabinieri insieme alla madre intestataria dell'utenza, ha negato ogni coinvolgimento diretto.
Il quadro degli sgomberi tra Milano e l'hinterland sud
L'allerta ha riguardato in particolare quattro strutture ben identificate: l'outlet Scalo Milano di Locate Triulzi, il centro commerciale Fiordaliso di Rozzano, le Cupole di San Giuliano Milanese e il Bonola, nel quartiere Gallaratese a Milano. Tutti i siti sono stati chiusi e fatti evacuare in via precauzionale nel pomeriggio, mentre l'inchiesta coordinata dalle procure di Milano e Lodi ricostruisce un quadro complessivo che coinvolge sei centri commerciali della provincia.
Scalo Milano, il primo centro commerciale evacuato
Il primo allarme è scattato intorno alle 16 a Scalo Milano, dove l'intervento dei militari ha portato allo sgombero immediato del centro commerciale all'aperto. "Ci hanno fatti uscire a quanto pare per un'allerta bomba. La situazione è in stallo", ha raccontato un cliente presente al momento dell'evacuazione. Dopo un'attesa prolungata, soprattutto per i dipendenti dei negozi, la direzione ha comunicato la chiusura della struttura fino a giovedì 6 agosto.
"Per motivi di sicurezza e a titolo precauzionale, abbiamo deciso di chiudere temporaneamente Scalo Milano Outlet & More. La sicurezza dei nostri ospiti, dei partner commerciali e dei dipendenti è, come sempre, la nostra massima priorità. Vi ringraziamo per la comprensione e la pazienza mentre collaboriamo strettamente con le autorità competenti. Condivideremo aggiornamenti non appena saranno disponibili. Le informazioni relative alla riapertura del centro saranno comunicate attraverso i nostri canali ufficiali, inclusi il nostro sito web e le piattaforme social", si legge nel comunicato pubblicato sulla homepage della struttura.
Lo stesso schema ripetuto a Fiordaliso e alle Cupole
Alla direzione di Scalo Milano era arrivata una mail con l'annuncio della presenza di ordigni esplosivi all'interno dell'edificio. Un copione identico si è verificato poco dopo per il Fiordaliso di Rozzano e per le Cupole di San Giuliano Milanese, entrambi nella stessa area dell'hinterland sud: anche in questi casi l'arrivo di un messaggio di posta elettronica dal tenore analogo ha fatto scattare l'ordine immediato di evacuazione.
L'appello del sindaco Segala alla cittadinanza
Le amministrazioni comunali dei territori coinvolti si sono mobilitate per rassicurare i residenti, invitandoli comunque a mantenersi a distanza dalle strutture interessate. Il sindaco di San Giuliano Milanese, Marco Segala, ha dichiarato intorno alle 18: "Siamo in attesa dell'arrivo degli artificieri, che effettueranno tutte le verifiche necessarie. Invito tutti i cittadini a non avvicinarsi alla zona interessata e a seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali, evitando la diffusione di notizie non verificate".
Il 14enne ascoltato insieme alla madre
A distanza di un giorno dall'emergenza, l'attenzione degli investigatori si è spostata sul minorenne di origine ucraina, ascoltato dai carabinieri insieme alla madre, formalmente intestataria del numero di telefono da cui sarebbe partita la comunicazione incriminata. Il ragazzo ha sostenuto di aver trascorso il pomeriggio in compagnia di amici e ha respinto ogni addebito, ipotizzando che qualcun altro possa aver utilizzato la sua utenza per inviare il messaggio.
Secondo la linea difensiva riferita agli inquirenti, l'episodio potrebbe ridursi a uno scherzo organizzato da altre persone a sua insaputa. Le indagini, tuttavia, si scontrano con un ostacolo tecnico non trascurabile: la casella di posta elettronica utilizzata per inviare la minaccia fa riferimento a un dominio russo, circostanza che rende particolarmente complesso risalire con certezza al reale mittente del messaggio.
Al momento, nel procedimento per procurato allarme coordinato dalle procure di Milano e Lodi non risultano persone formalmente indagate. Gli inquirenti proseguono nell'attività di verifica per stabilire se il minore sia effettivamente responsabile dell'invio della mail o se, come da lui sostenuto, la sua utenza sia stata utilizzata da terzi a sua insaputa.