Alloggi universitari a Milano: quasi 800 studenti aventi diritto restano senza posto letto
Posti insufficienti e tariffe a scadenza: dalla Statale al Villaggio Olimpico, l’emergenza abitativa non si risolve
I posti letto disponibili crescono, ma il divario con la domanda reale non si chiude. All’Università Statale di Milano, nell’anno accademico 2025-2026, gli studenti idonei al diritto allo studio sono 1.914 a fronte di soli 1.115 posti disponibili: quasi 800 aventi diritto restano quindi scoperti. Lo ha dichiarato la rettrice Marina Brambilla durante l’audizione a Palazzo Marino davanti alla commissione consiliare trigiunta su studentati, casa e legacy olimpica. “Non riusciamo ancora ad assolvere al diritto allo studio”, ha ammesso Brambilla, inquadrando il problema in una cornice più ampia: su oltre 60.000 iscritti, circa 15.000 sono fuori sede o internazionali e necessitano di una soluzione abitativa stabile.
Da 774 a 1.115 posti: la crescita c’è, ma il traguardo è lontano
Il percorso intrapreso dall’ateneo è misurabile: nel 2018 i posti erano 774, oggi sono 1.115, con nuove strutture che hanno contribuito all’incremento. Tra queste, la residenza Santa Sofia, riaperta con 147 posti, e via Attendolo Sforza 8, che aggiungerà 208 posti nel prossimo anno accademico. A questi si sommano le soluzioni acquisite da operatori privati e i 400 posti opzionati a MIND, a tariffa calmierata di 440 euro mensili. Il piano strategico dell’ateneo punta a raggiungere 2.300 posti entro il 2030, ma la distanza dal fabbisogno reale rimane considerevole. Per gli studenti DSU la tariffa applicata dalla Statale è di circa 250 euro al mese, anche nelle residenze più centrali: “A noi costano un po’ di più, ma lo studente paga questo”, ha precisato Brambilla.
La fascia media: chi guadagna troppo per il DSU e troppo poco per il mercato
Parallelamente al problema quantitativo ne esiste uno strutturale, che riguarda una platea ancora più numerosa: gli studenti con ISEE superiore a 24.000 euro, esclusi dal diritto allo studio ma incapaci di sostenere i prezzi di mercato. “Ci sono tantissime famiglie e tantissimi studenti anche meritevoli che non riescono ad accedere ai prezzi di mercato”, ha sottolineato la rettrice. L’ateneo non può ancora destinare posti a questa fascia intermedia: la priorità resta quella di coprire integralmente gli aventi diritto. Solo superata quella soglia – ha spiegato Brambilla – sarà possibile aprire a tariffe scaglionate per studenti Erasmus, redditi medi e chi necessita di soluzioni temporanee.
Villaggio Olimpico: opportunità reale o sostenibilità a scadenza?
Il lascito dei Giochi Invernali 2026 aggiunge un capitolo complesso al quadro. Il Villaggio Olimpico di Porta Romana, destinato a diventare studentato, ospiterà 1.700 posti letto complessivi, di cui 135 riservati agli studenti DSU della Statale a circa 255 euro al mese. La Bocconi ne avrà 730, mentre 245 saranno ad accesso diretto. Il nodo, però, è temporale: le tariffe calmierate sono garantite solo per i primi tre anni. Dal quarto anno in poi, le tariffe salirebbero a 995 euro per la singola e 740 per la doppia. “Se questa cosa non viene modificata, dovremo allocarli nelle altre nostre residenze”, ha avvertito Brambilla, che ha definito la situazione motivo insieme di “grande soddisfazione” per l’ingresso della Statale nella struttura, e di “preoccupazione” per la sostenibilità oltre il triennio iniziale.
Convenzioni da riscrivere: manca un parametro pubblico sull’accessibilità
A fare da sfondo all’intera audizione c’è una lacuna normativa che il presidente della commissione Turismo e Politiche giovanili, Tommaso Gorini, ha messo esplicitamente sul tavolo: la delibera comunale del 2010 che regola i convenzionamenti non è più adeguata alla realtà attuale. “Non esiste un benchmark pubblico” per stabilire quando una tariffa convenzionata sia davvero accessibile, ha osservato Gorini, chiedendo una revisione dell’atto. Su 450 posti a tariffa agevolata al Villaggio Olimpico, solo 135 sono destinati al diritto allo studio a circa 250 euro: un dato che sintetizza, in un solo numero, la distanza tra l’emergenza abitativa degli studenti milanesi e le risposte che le istituzioni riescono oggi a garantire.