Amazon nel mirino della Procura di Milano: nuova inchiesta per presunta evasione milionaria
Perquisizioni negli uffici e nelle case di sette manager. L’azienda: “Iniziative aggressive e sproporzionate”
Amazon torna sotto la lente della Procura di Milano. Al centro di un nuovo filone d’indagine c’è l’ipotesi che il colosso dell’e-commerce abbia operato in Italia attraverso una presunta “stabile organizzazione occulta”, capace di generare redditi non dichiarati al fisco per centinaia di milioni di euro. L’inchiesta è coordinata dal pm Elio Ramondini, lo stesso magistrato che segue il procedimento principale sul mancato versamento dell’Iva da 1,2 miliardi di euro contestato al gruppo.
Perquisizioni a Milano e nelle abitazioni dei manager
Nella giornata di giovedì 12 febbraio la Guardia di Finanza di Monza ha effettuato acquisizioni documentali negli uffici milanesi di Amazon in via Monte Grappa. Le Fiamme Gialle hanno inoltre sequestrato dispositivi informatici nelle abitazioni di sette manager – al momento non indagati – e nella sede della società di consulenza Kpmg. Il nuovo fascicolo, il terzo coordinato da Ramondini, nasce anche dalle dichiarazioni di un whistleblower ascoltato nel primo procedimento, oggi vicino alla chiusura.
Il nodo fiscale: business gestito dal Lussemburgo
Secondo gli inquirenti, la società lussemburghese Amazon Eu sarl avrebbe gestito direttamente il marketplace italiano almeno dal 2019 fino all’agosto 2024, qualificando i dipendenti della branch italiana come figure di mero supporto. Una configurazione ritenuta fiscalmente rischiosa, già segnalata in una consulenza.
Solo successivamente la multinazionale avrebbe formalizzato l’esistenza di una stabile organizzazione in Italia, incorporando Amazon Service Europe e trasferendo sotto la propria struttura i 159 account manager di Amazon Italia Service. Nel frattempo sarebbe stata regolarizzata la posizione fiscale. Gli investigatori ipotizzano che, fino a luglio di due anni fa, l’attività italiana sia stata gestita integralmente dalla società estera, con un possibile mancato versamento delle imposte dirette per un quinquennio.
La replica: “Paghiamo tutte le tasse dovute”
Dura la risposta dell’azienda. Amazon parla di iniziative “aggressive e del tutto sproporzionate”, sottolineando di essere impegnata in un dialogo trasparente con le autorità fiscali italiane per chiarire questioni tecniche complesse. La società ribadisce inoltre di versare tutte le imposte dovute e di figurare tra i principali contribuenti del Paese.
I procedimenti paralleli e l’accordo sull’Iva
Intanto si avvicina alla chiusura il capitolo sull’Iva, che vede iscritti nel registro degli indagati una società del gruppo e una manager. Sul piano tributario, a dicembre, Amazon ha raggiunto un’intesa con l’Agenzia delle Entrate versando 511 milioni di euro.
Dal primo procedimento è inoltre scaturita un’ulteriore indagine per contrabbando legato a omessa dichiarazione, che coinvolge anche una rete di presunti prestanome indicati come venditori di prodotti importati dalla Cina. Un intreccio giudiziario complesso che mantiene alta la tensione tra il gigante americano fondato da Jeff Bezos e la magistratura milanese, in un contesto che potrebbe aprire un nuovo fronte sul piano fiscale internazionale.