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Amianto nelle caserme, il Tribunale di Milano condanna il Ministero della Difesa: oltre 400mila euro alla figlia di un ex militare

Il lagunare M.R. morì di mesotelioma pleurico nel 2017 dopo anni di esposizione durante il servizio. L’avvocato Bonanni: “Una morte che poteva e doveva essere evitata”

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Per decenni aveva indossato la divisa senza sapere che quei luoghi, quei mezzi e quei materiali utilizzati quotidianamente durante il servizio militare lo stessero lentamente condannando. M.R., ex lagunare dell’Esercito Italiano, aveva prestato servizio negli anni Sessanta in strutture, caserme e con dotazioni contaminate da amianto, senza adeguate protezioni e senza piena consapevolezza dei rischi. Secondo quanto ricostruito nella sentenza, il militare partecipò ad attività di manutenzione e movimentazione di materiali contaminati. Dopo decenni di latenza, la diagnosi fu devastante: mesotelioma pleurico, uno dei tumori più aggressivi e direttamente collegati all’esposizione alle fibre di asbesto. M.R. morì il 31 luglio 2017, dopo un lungo periodo di sofferenze fisiche e psicologiche.

La sentenza: nesso causale riconosciuto, misure di prevenzione mai adottate

Il Tribunale di Milano ha condannato il Ministero della Difesa, riconoscendo il nesso causale tra l’esposizione alle fibre di amianto, l’insorgenza della malattia e il successivo decesso. I giudici hanno rilevato che non vennero adottate adeguate misure di prevenzione e protezione, nonostante la pericolosità dell’amianto fosse già conoscibile all’epoca dei fatti. La sentenza riconosce il danno subito direttamente dal militare durante la malattia, compresa la sofferenza del periodo terminale, e oltre 400mila euro complessivi di risarcimento alla figlia L.R., che ha portato avanti la battaglia giudiziaria dal 2017.

Il legame padre-figlia al centro delle motivazioni

Nelle motivazioni il tribunale ricostruisce il profondo legame tra padre e figlia attraverso testimonianze, fotografie e messaggi quotidiani, descrivendo una presenza costante fatta di contatti continui, vicinanza affettiva e sostegno reciproco. I giudici riconoscono che la morte del padre ha provocato nella figlia “uno sconvolgimento radicale della sua vita”, sancendo il risarcimento del danno umano e psicologico vissuto negli anni della malattia e dopo il decesso. Un riconoscimento che va ben oltre l’aspetto economico.

Bonanni (ONA): “Restituisce dignità alla memoria di chi ha servito lo Stato”

“Dietro questa sentenza non ci sono numeri o semplici risarcimenti, ma la storia di una famiglia distrutta da una morte che poteva e doveva essere evitata”, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della donna. “Questa decisione restituisce dignità non solo alla memoria del militare, ma anche al dolore di una figlia che ha vissuto accanto al padre tutta la devastazione della malattia fino agli ultimi giorni di vita. Troppi uomini in divisa si sono ammalati dopo anni di silenzio e omissioni. E troppe famiglie continuano ancora oggi a chiedere giustizia”.

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