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Anche le donne amano il rugby!

Intervista a Benedetta Borsani, autrice del libro ‘La metà più ambita. La favola dell’Italia nel ‘Sei Nazioni’ Il libro racconta il sogno divenuto realtà del rugby italiano, che da Cenerentola è riuscita a conquistare a pieno diritto, sul campo, il suo posto nel Sei Nazioni. Un vecchio album colmo di fotografie e ritagli di giornali, […]

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Intervista a Benedetta Borsani, autrice del libro ‘La metà più ambita. La favola dell’Italia nel ‘Sei Nazioni’

Il libro racconta il sogno divenuto realtà del rugby italiano, che da Cenerentola è riuscita a conquistare a pieno diritto, sul campo, il suo posto nel Sei Nazioni. Un vecchio album colmo di fotografie e ritagli di giornali, due nipoti curiosi e un nonno con una storia incredibile da raccontare: la scoperta e l’arrivo del rugby in Italia fino all’ingresso nel torneo più prestigioso dell’emisfero Nord, il Sei Nazioni. Un escamotage letterario che racconta una storia vera, l’ingresso dell’Italia nel Sei Nazioni. 144 pagine, dieci capitoli per entrare nella storia e prendere confidenza con uno sport ritenuto ancora di nicchia.

Benedetta Borsani è una giornalista professionista dalla forte preparazione umanistica, con una passione per gli sport, soprattutto i cosiddetti minori. A partire dal rugby: dopo essere stata contagiata da questa malattia dai suoi fratelli minori, ne è stata anche allieva arbitro. Scrive della palla ovale da oltre dieci anni, cercando di  trasmettere la sua passione  e le  emozioni che questo sport sa suscitare.

– Benedetta, da dove è nata la tua passione per il rugby?
In famiglia. I miei fratelli sono giocatori di rugby da quando erano bambini e così è stato inevitabile appassionarsi alla palla ovale.

–  Tu, donna, hai anche conseguito il brevetto di aspirante arbitro. Che esperienza è stata?
Molto bella, seppur fatta in età troppo adulta. È iniziata infatti quando ho deciso di scrivere di rugby, per conoscere meglio il regolamento e vedere la partita da, diciamo così, un’altra prospettiva. Con il senno di poi è stata un’occasione persa, nel senso che sarebbe stato bello anche praticare il rugby da giocatrice cosa che non ho fatto.

– Che mi dici delle donne e il rugby?
Oggi  è una professione apertissima anche alle donne che oltretutto si stanno dimostrando assolutamente all’altezza dei loro colleghi. E chi è brava, viaggia per il mondo.

– Come  nasce il  tuo libro?
Sono stata ingaggiata dalla casa editrice che voleva assolutamente uscire con un libro in occasione dei 25 anni dell’Italia nel Sei Nazioni. Una bella sfida che ho accettato non a cuore leggero, ma che mi ha anche dato l’opportunità di scrivere questo libro di cui devo dire la verità sono molto contenta.

– Perché la scelta di una ‘’ narrazione’ invece che di un classico saggio?
Perché volevo scrivere un libro divulgativo sul rugby che arrivasse a più persone possibile. Ecco allora il nonno, Giulio, che racconta ai suoi nipoti gemelli, Rossana e Riccardo, come è arrivato il rugby in Italia fino all’ingresso nel mitico torneo. Rossana, poi, mi ha permesso di parlare anche del rugby giocato dalle donne, di cui ancora poco è stato scritto. E posso rivelarti, che lei esiste: è stata la prima bambina che a Milano ha giocato a rugby. Era in squadra con mio fratello Giovanni, classe 1980.

– So che hai avuto una grande Presentazione del tuo libro
Vero. Sono stata presentata dalla Fir (Federazione Italiana Rugby) allo Stadio Olimpico prima di Italia Irlanda lo scorso marzo ed è stato come vivere un sogno. Un’emozione pazzesca che ricorderò tutta la vita.

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