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Arresti nella Polizia Locale di Milano, cinque agenti in manette per un finto arresto antidroga

Tra gli indagati anche Vincenzo Compagnone, già imputato per il caso della donna transessuale aggredita in via Piccinni: gli inquirenti verificano altre operazioni sospette

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Cinque appartenenti alla Polizia Locale di Milano, un ufficiale e quattro agenti, sono stati arrestati giovedì 6 agosto su ordine della Procura di Milano. Il provvedimento, firmato dal giudice per le indagini preliminari Elio Sparacino su richiesta del pubblico ministero Giovanni Tarzia, è stato eseguito dai colleghi del Reparto Radiomobile e contesta, a vario titolo, i reati di arresto illegale, peculato e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.


Al vertice del gruppo figura l'ufficiale Ilenja Sabato, la più alta in grado tra gli indagati. Ai suoi ordini operavano gli agenti Vincenzo Compagnone, già noto alle cronache cittadine perché imputato nel processo per le percosse a Bruna, la donna transessuale bloccata in via Piccinni nel maggio 2023, insieme a Rosario Piscopo, Denni Dileo e Mattia Rignanese. Tutti e cinque sono assistiti dagli avvocati Giovanni e Nicolò Briola.


Il blitz del 16 luglio e l'arresto eseguito fuori competenza


Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe organizzato una finta cessione di droga, assoldando un'acquirente compiacente con il solo scopo di incastrare un uomo già gravato da precedenti per reati della stessa natura. L'operazione, risalente al 16 luglio, si sarebbe svolta materialmente nel territorio comunale di Corsico, del tutto estraneo alla competenza della squadra, ma gli agenti avrebbero poi redatto verbali falsi per far risultare che l'intervento fosse avvenuto entro i confini di Milano.


L'accusa di peculato per il denaro mai sequestrato


Al momento del fermo, agli indagati vengono contestati anche la sottrazione di circa 1.400 euro in contanti appartenenti alla persona arrestata, somma che sarebbe stata fatta sparire e mai formalmente messa a sequestro, configurando così l'ipotesi di reato di peculato a carico degli agenti coinvolti nell'operazione.


La calunnia contestata alla commissaria


Alla comandante del gruppo, Ilenja Sabato, viene inoltre contestato il reato di calunnia, per aver attestato nei verbali una resistenza a pubblico ufficiale mai realmente avvenuta durante il fermo, inducendo così in errore l'autorità giudiziaria che in un primo momento aveva convalidato l'arresto sulla base di quella falsa ricostruzione.

A far emergere la vicenda è stata la denuncia presentata dal legale difensore dell'uomo fermato il 16 luglio, che ha permesso agli inquirenti di ricostruire in appena quindici giorni l'intero impianto accusatorio, sotto la guida della Procura di Milano e con il coordinamento del pm Tarzia.


Il comandante Mirabelli: "Il Corpo sa reagire"


A commentare l'accaduto è stato il comandante della Polizia Locale, Gianluca Mirabelli: "Dalla segnalazione ricevuta sono bastati quindici giorni per ricostruire, con la guida dell'Autorità Giudiziaria, una vicenda indubbiamente dolorosa, ma che dimostra quanto il Corpo sappia reagire e sia refrattario a condotte per le quali non esistono giustificazioni. Non saranno certo cinque singoli individui a compromettere l'onorabilità di oltre 3.300 donne e uomini che ogni giorno svolgono il proprio dovere con dignità, rigore e profondo senso delle istituzioni".


Il gip Sparacino ha disposto il divieto assoluto di contatti tra i cinque indagati, ravvisando concreti pericoli di reiterazione dei reati e di inquinamento probatorio. Gli interrogatori di garanzia si terranno nel pomeriggio di venerdì nel carcere di San Vittore, dove i cinque si trovano attualmente detenuti in attesa di comparire davanti al giudice.


Un possibile sistema più ampio da verificare


Sebbene la misura cautelare riguardi al momento un solo episodio, più fonti a conoscenza del fascicolo riferiscono che il quadro investigativo potrebbe essere più esteso di quanto emerso finora. Gli inquirenti stanno infatti analizzando i verbali di almeno altre due operazioni antidroga condotte in passato dalla stessa squadra, per accertare se la falsificazione degli atti fosse una prassi consolidata e non un fatto isolato.


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