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Astensionismo record in Lombardia, dalle urne fugge il 60%: “E’ emergenza democratica strutturale”

L’astensionismo lombardo ha smesso di essere una parentesi congiunturale per assumere i tratti di una “emergenza democratica strutturale”. La traiettoria è netta: dal 29,9 per cento delle elezioni politiche del 2022 al 44,7 per cento delle europee del 2024, fino a sfiorare il 60 per cento alle ultime regionali. Sono i dati dello studio “La […]

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L’astensionismo lombardo ha smesso di essere una parentesi congiunturale per assumere i tratti di una “emergenza democratica strutturale”. La traiettoria è netta: dal 29,9 per cento delle elezioni politiche del 2022 al 44,7 per cento delle europee del 2024, fino a sfiorare il 60 per cento alle ultime regionali. Sono i dati dello studio “La Partecipazione Politica in Lombardia”, promosso dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale e realizzato da Ipsos Doxa su un campione di 1.300 residenti, integrato da focus group e da interviste a sociologi ed esperti.

Due volti dell’astensione: l’insoddisfazione e la disaffezione

La ricerca distingue due macrocategorie di astenuti. La prima è riconducibile all’insoddisfazione: raccoglie cittadini delusi dalle performance delle istituzioni e dalla qualità dei servizi, ma anche persone con un livello di istruzione elevato e attive nel civismo, che non individuano nell’offerta politica risposte ai temi che considerano prioritari. La seconda, più insidiosa, è l’astensione “disaffettiva”, propria di chi vive condizioni di marginalità sociale o difficoltà economica e mette in atto un distacco profondo e sistemico dalla politica, configurabile come una forma di protesta passiva. A queste si affiancano cause secondarie, legate al deficit informativo, particolarmente marcato tra i giovani, e a impedimenti di natura pratica.

La geografia del non voto

Sul piano territoriale il fenomeno assume connotati differenti. A Milano e nell’area metropolitana prevale il deficit di rappresentanza, con un peso rilevante della componente informativa. Il capoluogo si segnala inoltre per una lettura pessimistica della qualità della vita: il 35 per cento esprime giudizi critici e due terzi degli intervistati ne indicano un peggioramento. Nella fascia pedemontana dominano invece la protesta e il malcontento, mentre nella bassa pianura padana torna a emergere la crisi di rappresentanza.

Le fasce d’età: giovani disinformati, over 65 sfiduciati

Anche la variabile anagrafica restituisce motivazioni distinte. Tra i più giovani prevale il deficit informativo. Nelle fasce centrali cresce la dimensione della protesta. Tra gli over 65 si consolida invece una sfiducia strumentale, sintetizzata nella convinzione che “votare è inutile”.

Scandella: “Non esiste alcun partito degli astenuti”

Sul significato dei dati è intervenuto il Consigliere Segretario dell’Ufficio di Presidenza, Jacopo Scandella (PD). “Registrare il dato e lanciare l’allarme a ridosso delle elezioni non basta e non serve: occorre interrogarsi prima sulle cause e mettersi al lavoro per rimuoverle”, ha dichiarato, indicando nella scuola e nel raccordo con i territori i punti di partenza per ricostruire la fiducia. Una precisazione chiude il ragionamento: “Non esiste alcun partito degli astenuti, ma una moltitudine di cittadini da coinvolgere”.

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