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Aumentano le richieste di aiuto psicologico dai giovani all'ospedale Niguarda: “In pronto soccorso arrivano ragazzini gravi, mai intercettati prima”

Il Comune punta su AccogliMi Plus, mentre nelle scuole Progetto Itaca lavora sul riconoscimento precoce del disagio. Il 10 ottobre la Giornata mondiale della salute mentale

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Le richieste di valutazione rivolte dai giovani ai servizi di salute mentale del Niguarda sono aumentate in misura rilevante nell’ultimo quinquennio. Lo stesso andamento riguarda gli accessi al pronto soccorso e le richieste di ricovero. Mauro Emilio Percudani, direttore del Dipartimento di salute mentale e delle dipendenze dell’ospedale, descrive una pressione che interessa preadolescenti, adolescenti e giovani adulti tra i 18 e i 24 anni. Risorse e interventi sono stati incrementati, ma restano insufficienti rispetto al bacino di chi avrebbe bisogno: “C’è carenza di risorse se guardiamo il gap che c’è tra quantità di bisogno e quantità di offerta”, osserva il direttore.


Ansia, stati depressivi, pensieri autolesivi, impulsività e difficoltà nel controllo del comportamento sono le manifestazioni più frequenti. Percudani invita però a non sovrapporre il sintomo alla diagnosi: dietro quadri simili possono esserci condizioni molto diverse, che richiedono accertamenti successivi.


Come funziona l’accesso al pubblico


Il punto d’ingresso varia con l’età: neuropsichiatria infantile per i minorenni, Centri psicosociali per chi ha compiuto diciotto anni, sempre su base territoriale. Non serve l’impegnativa del medico di base e non è prevista alcuna mediazione. La prima valutazione avviene subito e serve a stabilire la gravità del quadro e il percorso da attivare. Può proseguire con un approfondimento psicologico o con una visita psichiatrica; nei casi urgenti si procede all’invio immediato in pronto soccorso.


Percudani: "Fondamentale combattere lo stigma"


Fatta eccezione per le situazioni che impongono provvedimenti obbligatori, la richiesta di cura resta volontaria, e matura spesso quando il problema si è già consolidato. “Sarebbe meglio che arrivasse quando ci sono i primi segni, perché più precocemente noi interveniamo più siamo efficaci”, afferma il direttore. Timore e stigma allontanano dai servizi, con una conseguenza che si vede nei reparti: “Spesso noi vediamo arrivare in pronto soccorso ragazzini con situazioni molto gravi che non sono mai state intercettate prima”. Per questo il dipartimento ha costruito canali di segnalazione insieme ad associazioni e realtà che incontrano i giovani fuori dall’ospedale.


Il Progetto Itaca nelle scuole


Progetto Itaca interviene negli istituti scolastici su quella che Giovanna Raminella, psicologa e volontaria dell’associazione, chiama la zona grigia: ragazzi che non riescono ancora a interpretare il proprio malessere né a capire se serva un professionista. Il punto di partenza è una distinzione, perché l’adolescenza comporta per sua natura passaggi faticosi, e una quota di sofferenza rientra nella fisiologia di quella fase. Per orientarsi la psicologa propone di valutare tre elementi congiuntamente: quanto il sintomo è intenso, quanto dura, quanto incide sulla vita di tutti i giorni. L’ansia in sé non costituisce un problema; se però impedisce di frequentare la scuola, di prendere i mezzi pubblici o porta a rinunciare ai rapporti con gli altri, allora limita le possibilità di vita e richiede un’attenzione specialistica.


Dagli attacchi di panico ai disturbi alimentari 


Negli incontri di prevenzione, condotti con gli psichiatri davanti a tre classi riunite, emergono attacchi di panico, vissuti depressivi, forme di isolamento e la sensazione di distacco dalla propria esperienza. Raminella segnala inoltre, sulla base dell’attività svolta, una comparsa sempre più anticipata dei disturbi del comportamento alimentare. L’associazione suggerisce di rivolgersi a una persona di fiducia e fornisce i riferimenti dei centri gratuiti. Il compito, precisa, non si esaurisce nell’individuare il segnale: occorre accompagnare il ragazzo fino a chi può prenderlo in carico, rafforzando la capacità complessiva del sistema di intercettare chi ha bisogno.


AccogliMi Plus


Sul fronte comunale la risposta passa da AccogliMi Plus, un servizio rivolto a chi ha tra i quattordici e i ventisei anni. L’assessore al Welfare Lamberto Bertolé ne indica la funzione nel sostegno psicologico, “intercettando precocemente le fragilità prima che si cronicizzino”, con un’estensione anche a famiglie e insegnanti. Il contatto avviene per telefono o attraverso chat su WhatsApp e Telegram, ed è accessibile anche a chi non frequenta più la scuola. Le domande più ricorrenti riguardano ansia, difficoltà nelle relazioni, autolesionismo e conflitti in famiglia. Negli istituti operano inoltre gli spazi di ascolto di WeMi Scuola, orientati al supporto sociale e all’indirizzamento verso i servizi territoriali. Bertolé marca però il confine: la competenza sanitaria resta in capo al sistema regionale e nazionale, che dovrebbe farsi carico anche della salute mentale dei cittadini.


Il passaggio critico dei 18 anni


Una volta entrati nel circuito sanitario, resta da capire come procede il percorso. Al Niguarda gli psicologi dei centri assicurano la valutazione e l’intervento quando necessario, ma le indicazioni raccolte non precisano i tempi di avvio delle psicoterapie, la frequenza delle sedute né il sostegno previsto durante l’eventuale attesa. “Gli investimenti sulla salute mentale sono molto piccoli rispetto alla quantità di bisogno che c’è”, rileva Percudani, richiamando una criticità condivisa a livello internazionale. Un momento particolarmente delicato è il transito dalla neuropsichiatria infantile alla psichiatria degli adulti, quando il cambio di servizio rischia di far perdere i riferimenti costruiti negli anni. L’ospedale ha affiancato al Centro psicosociale dedicato ai giovani adulti alcune équipe di transizione: chi è già in carico da minorenne può incontrare lo psichiatra prima del compimento dei diciotto anni, così da proseguire con una figura già conosciuta.


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