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Autovelox spenti a Milano, dieci postazioni fuori gioco su diciassette: la mappa dei controlli che restano attivi

Più della metà dei rilevatori fissi milanesi non è più in condizione di accertare le infrazioni. L’entrata in vigore delle nuove disposizioni del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha determinato lo spegnimento di dieci delle diciassette postazioni presenti sulla rete stradale cittadina. Sette impianti continuano invece a operare, in quanto conformi ai requisiti fissati […]

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Più della metà dei rilevatori fissi milanesi non è più in condizione di accertare le infrazioni. L’entrata in vigore delle nuove disposizioni del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha determinato lo spegnimento di dieci delle diciassette postazioni presenti sulla rete stradale cittadina. Sette impianti continuano invece a operare, in quanto conformi ai requisiti fissati dal decreto sotto il profilo del modello impiegato e della procedura autorizzativa seguita.

Dove sono i rilevatori: le diciassette postazioni cittadine

Le apparecchiature si concentrano lungo le grandi direttrici periferiche e le arterie urbane a maggiore scorrimento. Gli indirizzi coinvolti sono viale Fulvio Testi, viale Enrico Fermi, viale Famagosta, via della Chiesa Rossa, via dei Missaglia, via Palmanova, via Parri, via Virgilio Ferrari, il cavalcavia del Ghisallo, il cavalcavia Renato Serra e viale Monte Ceneri. Il numero complessivo dei dispositivi supera quello delle strade interessate perché in alcune località i rilevatori sono sdoppiati per senso di marcia. Palazzo Marino non ha ancora diffuso un prospetto analitico che indichi, indirizzo per indirizzo e direzione per direzione, quali siano gli apparecchi disattivati.

Il criterio dello stop: fuori i prototipi autorizzati prima del 2017

La linea di demarcazione è temporale e tecnica insieme. Restano esclusi i dispositivi i cui prototipi avevano ottenuto l’autorizzazione con procedure precedenti al 2017. Tra questi figura il “Traffiphot III Sr”, tra i primi sistemi entrati in servizio a Milano e installato, tra le altre postazioni, in viale Monte Ceneri, il cui spegnimento risulta confermato secondo quanto riferisce il Corriere.

La disattivazione, va precisato, non discende da guasti o da carenze manutentive: la questione è di natura amministrativa, poiché quegli apparecchi non rientrano nell’elenco dei prototipi ammessi dal nuovo provvedimento. È plausibile che il blocco riguardi in prevalenza le installazioni della prima fase del piano comunale, a partire dai dispositivi attivati nel 2014 lungo viale Famagosta, via della Chiesa Rossa, via dei Missaglia, via Palmanova, viale Enrico Fermi, via Parri e il cavalcavia del Ghisallo.

Quali restano accesi

Tra i sistemi che mantengono la piena operatività compare il “T-Exspeed v.2.0”, modello adottato anche in viale Fulvio Testi, uno degli impianti più discussi e al tempo stesso più produttivi della città. L’apparecchio è stato a lungo bersaglio di ricorsi, con pronunce che hanno annullato le sanzioni sul presupposto che il dispositivo risultasse approvato ma non omologato. Il nuovo decreto ne consente la permanenza in servizio, a condizione che siano soddisfatti gli ulteriori parametri relativi a collocazione, taratura e verifiche periodiche. Un dispositivo, dunque, potrebbe essere spento anche per ragioni diverse dall’anzianità del prototipo. Sette postazioni su diciassette possono continuare a rilevare le violazioni, ma per le località diverse da viale Fulvio Testi manca ancora una conferma puntuale.

Approvazione e omologazione: il nodo giuridico all’origine del decreto

La svolta normativa arriva al termine di anni di ambiguità interpretativa. L’approvazione attesta che una determinata tipologia di apparecchio è astrattamente idonea a misurare la velocità. L’omologazione comporta invece il riscontro concreto degli standard di costruzione, precisione e affidabilità del singolo strumento. Nel 2024 la Corte di Cassazione ha stabilito che i due procedimenti non sono sovrapponibili e che la sola approvazione non basta a sostenere la sanzione. Da quella decisione è scaturita un’ondata di impugnazioni contro le multe elevate da dispositivi privi di formale omologazione. Il decreto firmato dal ministro Matteo Salvini introduce ora una disciplina omogenea su omologazione, taratura iniziale e controlli periodici, così da consolidare tanto l’attendibilità delle rilevazioni quanto la tenuta giuridica dei verbali.

Granelli: “Non sono difettosi, li sostituiremo con risorse comunali”

L’Amministrazione ha annunciato il progressivo rimpiazzo degli impianti esclusi. “Gli autovelox che a Milano sono spenti non lo sono perché difettosi, ma perché i loro prototipi erano stati autorizzati con procedure antecedenti al 2017”, ha chiarito l’assessore Marco Granelli. L’acquisto dei nuovi dispositivi graverà sul bilancio comunale. Secondo l’assessore, l’intervento non era praticabile prima perché mancava la cornice procedurale ora introdotta dal decreto. Granelli ha inoltre escluso un arretramento sul fronte dei controlli: “Continueremo a farne sempre di più, non per fare cassa, ma per salvare vite umane”.

Cosa cambia per chi guida

Lo spegnimento ridisegna, almeno per ora, la rete dei controlli automatici. I limiti di velocità restano però invariati anche lungo le strade in cui le telecamere sono state disattivate, e la Polizia locale conserva la facoltà di effettuare rilevazioni con dispositivi mobili e pattuglie. La mappa, del resto, non è destinata a restare questa: con l’installazione di apparecchi conformi alle nuove regole, le postazioni oggi ferme potranno tornare operative.

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